Depressometro: lo sviluppo che non c’è (più).

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“Depressometro”, ovvero tutti i fallimenti del tessuto produttivo della nostra città avvenuti nel ventennio della Delucrazia.

Nessuno ha il coraggio di raccontare la storia del declino industriale di questa città: i salernitani si girano dall’altra parte e nessun esponente politico o istituzionale si è battuto per frenare la slavina delle nostre attività produttive.

Ex Pennitalia, Pastificio Amato, Cstp, Gama OX, Italcementi, solo per ricordarne alcune, sono tutte aziende in cassa integrazione o ampiamente fallite in questi ultimi anni.

Si potrebbe chiamare in causa la crisi per giustificare questi fallimenti ma sappiamo bene che non è così perchè è stata la mano di pochi uomini che ha provocato una mala gestione e, dunque, il fallimento.

Salerno è oranai piombata nel Sotto Sviluppo industriare.

In venti anni di Delucrazia si è cercato solo di trasformare la città in un polo turistico europeo, impegnando tutte le risorse economiche alla costruzione di “Grandi Opere” rimaste pressocchè incompiute o fallite. Esse avrebbero dovuto attirare, non si capisce in che modo, essendo vuote di contenuto culturale persone da tutto il mondo. L’amministrazione insomma, ha dimenticato il comparto produttivo, strategico ed industriale che era consolidato in città da decenni o addirittura secoli.

Salerno è stata quindi depauperata del suo futuro, ed i suoi cittadini messi nelle condizioni di ingrossare la fila degli emigranti. Si calcola infatti (dati ISTAT), che in questi ultimi venti anni, la città di Salerno ha perso oltre 16.000 cittadini ed è in continua decrescita

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In queste schede del Depromessometro cerchiamo di ricordare la Salerno che fu, una città ricca che poteva essere da esmpio per tutto il Sud Italia.

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Ogni promessa è un debito: ecco la città che non c’è

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Ogni promessa è un debito: ecco la città che non c’è

Le grandi opere incompiute ed il patrimonio storico di Salerno abbandonato al degrado: la rivoluzione urbanistica voluta dal sindaco Vincenzo De Luca, giunto al suo quarto mandato, tarda ad essere realizzata, nonostante negli anni ci siano state diverse inaugurazioni ufficiali che hanno riguardato però solo singoli lotti o parti incomplete.

Queste opere ad oggi non sono ancora ultimate, entrate in funzione e rese fruibili ai salernitani.

Qualcuna è addirittura ferma al palo ormai da anni come il palazzetto dello sport.

Questa rivoluzione ancora parziale è costata alla pubblica amministrazione, fino ad ora, oltre 200 milioni di euro in mutui presso istituti bancari. Nonostante questo l’ultimazione dei  grandi cantieri è lontana dall’arrivare.

In queste tredici schede del promessometro cerchiamo di fare chiarezza sia sulle grandi opere pubbliche che sul mancato recupero dei palazzi storici più importanti di Salerno.

Data di partenza lavori, previsioni, promesse e inaugurazioni mancate: facciamo luce sul reale stato dell’arte.


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“Luci d’Artista”: 10 domande a Vincenzo De Luca

 

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“Luci d’Artista”: 10 domande a Vincenzo De Luca

di Gianfranco Martana

Da otto anni, ormai, va in scena a Salerno uno psicodramma collettivo, quello delle sedicenti “Luci d’Artista”, 27 chilometri di installazioni luminose pensate per il periodo natalizio e sparse fra il centro e alcuni quartieri periferici. L’idea e il nome sono stati copiati pari pari da Torino, ma le differenze si sono andate ampliando anno dopo anno, a tutto danno di Salerno, come vedremo più avanti. Artefice e strenuo difensore del plagio è Vincenzo De Luca, eterno sindaco di Salerno e, da alcuni mesi, in barba alla legge, anche sottosegretario alle Infrastrutture in perenne attesa delle deleghe da vice ministro. Il tema di quest’anno è “Neve di primavera”, e a sentire il sindaco, è stato scelto da lui stesso, come quelli di ogni anno. Sì, perché, come ci ha recentemente rivelato, egli in fondo in fondo è “un poeta”, che purtroppo la politica ha ridotto a uno stato di “animalità”. Questa dichiarazione, vera o falsa che sia, serve ad alimentare il mito del politico “decisionista” che tanto l’ha reso popolare.

foto di Massimo Pica

Fra le numerose bizzarrie legate a questo evento, la prima è che si comincia a montare le luminarie a settembre, in un contesto surreale, con temperature di 30° e operai che lavorano in maglietta e pantaloncini, mentre i salernitani se ne vanno al mare, e a tutto pensano, fuorché ai regali da mettere sotto l’albero o al cenone della vigilia. Dopo tanto lavoro e tante sudate, finalmente è arrivato il 1° novembre, l’atteso giorno dell’inaugurazione, rito laico che quest’anno è stato officiato alla presenza di Vittorio Sgarbi e di un’enorme massa di popolo, pronta ad estasiarsi, col naso all’insù, al cospetto di tanta pacchiana magnificenza. L’efficace propaganda messa in campo da De Luca è riuscita ancora una volta a persuadere il grosso della sonnolenta opinione pubblica salernitana l’idea che queste luminarie kitsch siano un evento di livello planetario, che porta in una cittadina di 135.000 abitanti qualche milione (sic!) di visitatori, e prosperità per i residenti tutti. La realtà dei fatti, purtroppo, è molto diversa. Le incongruenze e le “imprecisioni” sono talmente tante ed evidenti, che basterebbe davvero uno sforzo minimo per darne conto. Eppure, buona parte della stampa e dei maître à penser locali tacciono o reagiscono con grande timidezza allo scempio della verità e della logica che De Luca  pratica ogni giorno. Più spesso fanno da megafono alle sue apodittiche e spesso inverosimili affermazioni. D’altra parte, una propaganda può dirsi efficace solo se può contare sulla connivenza di un buon numero di “portatori d’acqua”, che a Salerno purtroppo non mancano. Ho pensato quindi di sottoporre al sindaco 10 domande; molte di queste non gli sono mai state poste, a nessuna ha mai replicato. Tutte le affermazioni che leggerete si basano su articoli di stampa e/o dati ufficiali, che chiunque può facilmente reperire in rete.

1) Perché chiama “Luci d’Artista” quelle che sono quasi esclusivamente semplici luminarie da catalogo di produzione cinese, noleggiate in buona parte presso la ditta Lucifesta di Pomigliano d’Arco? È in grado di fare il nome, ad esempio, dell’autore del dragone che domina piazza Sant’Agostino, o dei pinguini perennemente a rischio mareggiata posizionati sulla scogliera antistante al lungomare? Ci sono quattro opere “firmate”, è vero, ma sono una minuscola frazione dei 27 chilometri di luminarie; inoltre, sono posizionate lontano dai flussi principali dei visitatori, quindi non “strategiche”. L’opera simbolo (parole Sue) della manifestazione è una gigantesca figura femminile sospesa in piazza Flavio Gioia, che secondo Lei rappresenta la “Primavera” di Botticelli. Dispiace solo che il sommo pittore fiorentino non sia vivo per risponderle come meriterebbe, anche perché obiettivamente ricorda molto di più una ballerina scosciata. D’altra parte, Lei non cita mai i quattro artisti delle luci, se non nei comunicati stampa (utilizzandoli come la più classica delle foglie di fico), né pensa a bandire un concorso, a commissionare e acquistare altre opere, come fanno ogni anno a Torino. Difatti, da noi le opere veramente “artistiche” sono le stesse da diversi anni, a dimostrazione del fatto che Lei non ha alcun interesse a portare avanti un seppur minimo progetto culturale.

2) Come mai a Torino, città di 900.000 abitanti, le luci (TUTTE di artisti veri, con nome e cognome!) hanno un costo pari a un terzo di quelle di Salerno, coperto in gran parte dagli sponsor? Le dirò di più: quest’anno (l’informazione mi è stata fornita dal competente ufficio del Comune di Torino con mail del 5/11) l’evento è COMPLETAMENTE a carico loro. Per quale motivo ogni salernitano è costretto a sborsare per le Luci 20 euro, mentre un torinese non spende nemmeno un centesimo? Perché, se l’evento è così “straordinario” (aggettivo che Lei usa spesso per le Sue iniziative), nessun imprenditore si è mai fatto avanti per trarne vantaggio?

3) È stata mai fatta (magari da un ente terzo) un’analisi dei flussi economici mossi dalle luci? Quest’anno sono stati stanziati 2,5 milioni di euro, senza considerare tutti i costi aggiuntivi: albero di Natale gigante, manutenzione, energia elettrica, navette, corse aggiuntive del nuovo trenino urbano (che Lei si ostina a chiamare “metropolitana”), ecc. È possibile sapere chi si avvantaggia davvero della presenza dei tanti visitatori mordi-e-fuggi, con bassa propensione alla spesa, che non siano i bar e le pizzetterie del centro? Trovo molto bizzarro, inoltre, che i costi siano imputati alla voce “manutenzioni”, sottraendo risorse a quel settore, e “costringendo” quest’anno il Comune ad accendere un mutuo di 2 milioni di euro per rimediare. Il classico gioco delle tre carte, insomma, grazie al quale Lei ha indebitato i salernitani per dargli le lucine.

4) Lei sostiene da anni che ogni edizione dell’evento attira 2,5 milioni di turisti. Vogliamo fare un conto semplice semplice? Visto che le luci restano accese per 90 giorni, significherebbe accogliere in città quasi 28.000 visitatori al giorno (l’equivalente di 555 bus da turismo), ogni santo giorno della settimana. Non le pare una cifra palesemente assurda? E per fortuna, direi, viste le dimensioni di Salerno, e la difficoltà a sostenere anche i normali volumi di traffico. Per i Suoi irriducibili sostenitori vorrei fornire ancora un altro dato, altrettanto decisivo, e forse più d’impatto… Nel 2012 il Museo d’arte più visitato al mondo è stato il Louvre di Parigi, con 9,7 milioni di visitatori. Se rapportiamo questo dato a un periodo di 3 mesi, otteniamo… 2,4 milioni, esattamente la cifra da Lei temerariamente annunciata. Ora, Le pare possibile che l’albero luminoso di piazza Portanova abbia gli stessi visitatori della Gioconda di Leonardo? È possibile, in una città normale, che un sindaco dica una sciocchezza di queste dimensioni senza essere immediatamente, clamorosamente e irrimediabilmente sommerso dal discredito e dal ridicolo?

5) Sgombrato il campo dalle cifre iperboliche da Lei millantate, cosa risponde ai dati di Bankitalia che parlano di un vistoso calo delle presenze a Salerno? Inoltre, Lei ha recentemente affermato che gli alberghi cittadini sono pieni fino alla metà di febbraio. Incuriosito da questa enfatica dichiarazione, il 31 ottobre ho fatto una piccola ricerca sul sito booking.com, cercando una stanza doppia nei tre week-end fra il 1° e il 17 novembre. Ebbene, dei 39 alberghi prenotabili sul sito, quelli che avevano disponibilità sono stati rispettivamente il 44, il 70 e il 79%. Siamo parecchio lontani dal pienone, Le pare? Ah, se vuole, posso inviarle gli screenshot della mia ricerca…

6) Cercando “luci d’artista Salerno” sul web, il primo risultato rimanda alla pagina del comune “lucidartista.comune.salerno.it”. Ora, se nel budget di 2,5 milioni di euro avesse incluso 1000 euro per pagare un bravo webmaster, non ci troveremmo, ad oggi, a leggere il programma delle luci dell’anno scorso… Mi dica: dei turisti che volessero venire a vederle, dove dovrebbero cercare informazioni? Fa specie, poi, che per un’attrazione di richiamo internazionale (parole Sue), non sia disponibile una traduzione in inglese…

7) Com’è possibile che in una città di mare del sud Italia l’evento “turistico” di punta siano le luminarie di Natale e non, per esempio, la stagione balneare? Non crede che tutti questi soldi sarebbero un miglior investimento nel turismo se utilizzati per il risanamento del mare e delle spiagge, per il recupero del centro storico, per ampliare le aree verdi, per la mobilità? Ah, aggiungerei anche un po’ di bagni pubblici, oggi praticamente assenti, per evitare il ripetersi dei penosi fenomeni ai quali i salernitani assistono impotenti: intere famiglie che comprano un caffè al bar per usare la toilette, e angoli bui (o anche solo in penombra) usati come orinatoi…

8) Perché parla di gemellaggi e cessioni delle luci ad altre città, se le luci vengono semplicemente noleggiate da un’azienda, e qualunque ente può fare altrettanto direttamente, senza passare attraverso il Comune di Salerno? Recentemente Lei ha citato Bruxelles fra le città interessate a un gemellaggio. Ne aveva già parlato otto mesi fa, ma ancora non è dato sapere quale fondamento abbia questa notizia. Ho fatto perfino una ricerca sul sito del comune di Bruxelles, ma non ho trovato alcun riscontro. È in grado di esibire un qualunque documento a proposito, fosse anche una mera dichiarazione d’intenti?

9) Per cercare di recuperare i consensi un po’ in calo, Lei ha invitato come “padrino” dell’inaugurazione Vittorio Sgarbi, al quale è stato evidentemente assegnato il compito di promotore delle luci e del Crescent. Non entrando nel merito delle affermazioni risibili fatte da Sgarbi sui due argomenti, Le chiedo: perché ha invitato un pregiudicato per truffa ai danni dello Stato, chi lo ha pagato, e quanto, o quali promesse gli sono state fatte? Perché una cosa è certa: Sgarbi non si è mosso gratis, soprattutto perché appare inverosimile che possa aver ribaltato completamente e goffamente (come ha fatto) il suo precedente, inappellabile giudizio negativo sul Crescent senza alcuna corposa contropartita. Su questo aspettiamo al più presto una Sua dichiarazione ufficiale.

10) Lei non si è mai preoccupato dei gravissimi disagi a cui i salernitani sono sottoposti per tre mesi, soprattutto nel week-end. Anzi, continua a irridere e insultare quelli che, a ragione, si lamentano del traffico, dell’inquinamento e della sporcizia, unico “indotto” certo e verificabile delle lucine natalizie. Addirittura, sembra orgoglioso del fatto che la città in quel periodo sia completamente paralizzata. Quindi Le domando: Lei è il sindaco dei salernitani, o dei visitatori una tantum?

 

Articolo pubblicato da un chiancarello l’8/11/2013 sul sito www.mentecritica.net

La temuta Curva di Vietri …

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I salernitani e la Curva di Vietri, non superate quella curva

Il primo Comune che si trova dopo Salerno, andando verso Nord, è Vietri Sul Mare il primo paese della costiera amalfitana. Per arrivarci c’è una curva a gomito e, dopo quella curva, finisce Salerno.

Metaforicamente per molti salernitani dopo quella Curva c’è il buio, il nulla, il mistero perchè i salernitani non viaggiano e se viaggiano lo fanno poco e per poco tempo.  In venti anni di deluchismo i salernitani si sono convinti che siamo una città emancipata, una città europea, anzi l’unica vera città di Europa! Salerno come Barcellona, Salerno come Berlino, come New York anzi a volte anche meglio; questa è stata la propaganda, il brainwashing durato venti anni del primo cittadino ed ha funzionato: i salernitani si sono convinti di vivere in un’isola felice e quindi oltre quella curva non mettono il naso.

Il cordone ombelicale dei salernitani è lungo ed elastico. Però, stando lontani per un periodo sufficiente si arriva alla verità: Salerno è la puttana di De Luca.

 De Luca inaugura, la stampa che lo sostiene propaganda, l’Italia si convince che Salerno è una specie di isola felice nel cuore di Camorraland anche perché (a dire il vero nel giro di una sola notte) è passata alla raccolta differenziata dei rifiuti e, a differenza della odiatissima Napoli, non ha più immondizia ai lati delle strade. Questo, ovviamente, vale solo per il centro cittadino, la “vetrina” di De Luca.

Salerno, per De Luca, è stato un enorme trampolino di lancio. Per anni ed anni le risorse di tutti sono servite essenzialmente per costruire la popolarità di uno. Il comune è prossimo al fallimento, la città è costellata di cantieri aperti ed abbandonati. A dispetto della differenziata, ovunque sorgono discariche a cielo aperto, i servizi comunali sono insoddisfacenti, la viabilità compromessa, i trasporti pubblici disastrati, la centrale del latte in vendita per coprire i buchi di bilancio, intere aree demaniali del centro cittadino soggette a cementificazione privata. Mentre le altre città moderne delocalizzano, Salerno continua ad urbanizzarsi nel suo centro con una velocità ed un effetto autodistruttivo simile a quello delle cellule cancerose che aggrediscono le sane. (tratto da Hail De Luca: Ascesa, splendore e decadenza di Salerno. Una storia di speranze tradite.

Chi viaggia, chi conosce altre città italiane, chi legge, chi si informa o semplicemente chi non è preda del “pensiero unico” sa che Salerno è sconosciuta ai più e che purtroppo è, e rimane, una città provinciale con poche opportunità e adeguati servizi.

Molti chiancarelli vivono all’estero perchè non hanno trovato un posto di lavoro adeguato alla propria formazione, perchè non hanno “Santi al Comune” ai quali appellarsi e perchè non vogliono barattare la propria dignità per un posto di lavoro. Chi invece è restato viaggia, si informa e cerca di migliorare la propria città cercando di far conoscere l’altra faccia della loro Salerno, perchè la propaganda non basta a fare bella una città e le chiacchiere stanno a zero quindi, coraggiosamente, superano la Curva di Vietri e documentano il mondo al loro modo.

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Garage Piazza Cavour: FDC e IN chiedono l’intervento regionale

 

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Garage Piazza Cavour: Italia Nostra e Fdc scrivono ad Angelini: “Metta fine a questa assurda commedia e ribadisca il suo no”

Qualcuno al Comune ed in Soprintendenza dovrebbe seriamente pensare di andare a ripetizione di “italiano”.

I Figli delle Chiancarelle ed Italia Nostra scrivono al Direttore Regionale Gregorio Angelini in merito alla singolare richiesta, emersa dalla conferenza dei servizi tenutasi ieri sul garage di piazza Cavour, di chiedere ulteriori chiarimenti sul vincolo con cui la Direzione regionale di fatto ha blindato l’area di Palazzo Sant’Agostino e del Lungomare.

Eppure, la lettura del D.D.R n. 1816 del 31/07/201, che sottopone a tutela, ex art. 45, D.Lgs 42/2004, la piazza Cavour – per l’adozione del quale esprimiamo vivo compiacimento – non dovrebbe dar adito ad alcun dubbio: nella nozione di “opere modeste” (le uniche consentite dal vincolo) non può certo comprendersi una mega autorimessa interrata, composta da due piani, occupante una superficie di diverse migliaia di mq. e capace di oltre 300 posti auto, né si può ignorare che il DDR non tutela soltanto l’attuale assetto della piazza Cavour, ma è teso a salvaguardarne integre tutte le potenzialità di riqualificazione.

Non si comprende quali ragioni spingano la Soprintendenza a chiedere un ulteriore chiarimento alla Direzione regionale per un opera manifestamente contrastante con il dispositivo del vincolo e già fortemente avversata dalla stessa Soprintendenza di Salerno per finalità di tutela paesaggistica. Né, ancora, si comprende per quale motivo non si sia chiaramente ed immediatamente notificata, al proponente privato ed al comune di Salerno, l’impossibilità assoluta di assentire il progetto in argomento.

Pertanto Italia Nostra ed i Figli delle Chiancarelle chiedono ad Angelini – laddove effettivamente interpellato dalla locale Soprintendenza – di ribadire con forza il già chiaro contenuto del DDR 1816/2013 soprattutto per stroncare ogni manovra elusiva delle sue prescrizioni di tutela e mettere la parola fine alla snervante e paradossale vicenda.

La singolare vicenda di Piazza Cavour inoltre richiama tristemente le anomale procedure seguite in passato dalla medesima Soprintendenza, che portarono a non pronunciarsi in ordine alla liceità dell’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal comune di Salerno per la realizzazione del complesso immobiliare denominato “Crescent”, determinandone così il consolidamento.

>>>>>> Leggi la lettera Salerno-P.zza Cavour- Nota IN – FdC al Dir. Reg. BB CC 

La ‘S’ in sala giunta: ritrovata la gigantografia scomparsa

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Ritrovata gigantografia storica scomparsa dalla sala giunta del Comune di Salerno dopo il lavori per la “S” abusiva

La gigantografia, raffigurante una vista dall’alto della città, realizzata nel 1950 dallo studio Parisi, si trova al piano terra del Convento di San Lorenzo, accatastata lì, più che esposta in maniera adeguata e degna.

Il reperto è stato recuperato dai dipendenti della Biblioteca dell’Architettura che hanno evitato, grazie alla loro sensibilità, che l’immagine fosse buttata via in seguito ai lavori eseguiti in sala giunta.

Gigantografia definita dalla stessa Soprintendenza di Salerno “di particolare pregio artistico e tecnico”. L’amministrazione comunale dimostra ancora una volta di aver nei confronti della storia della città il tatto di Attila e la sensibilità di Gengis Khan.

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>>>>> Vedi altre foto di Salerno negli anni ’50 

La “S” in sala giunta è illegale, chiesto il ripristino dei luoghi

 

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“S” in sala giunta a Palazzo di città: i Figli delle Chiancarelle ed Italia Nostra scrivono alla Procura della Repubblica di Salerno

La pavimentazione della Sala Giunta del Comune di Salerno è stato marchiata con la “S” di Vignelli.

Alla grandissima indignazione delle associazioni Italia Nostra e Figli delle Chiancarelle ha fatto seguito una lettera indirizzata alla Procura della Repubblica di Salerno per segnalare quanto avvenuto.

Il Comune di Salerno ha agito in spregio alle norme, come si evince dalla risposta che la Soprintendenza di Salerno ha dato alla nostra nota di chiarimento.

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I Figli delle chiancarelle ed Italia Nostra chiedono il ripristino dei luoghi alterati e la cancellazione della “S” dalla pavimentazione della sala giunta, luogo di alto valore storico ed artistico, violentato con la messa in opera di un marchio prettamente di natura commerciale e turistica, inoltre di discutibile qualità.

>>>>>>> Leggi la Nota sala Giunta procura Salerno

 

La “S” in sala giunta è abusiva: la Soprintendenza risponde

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La “S” in sala giunta è abusiva: la Soprintendenza risponde ai Figli delle Chiancarelle e ad Italia Nostra

I lavori effettuati in Sala Giunta sono stati eseguiti abusivamente. Dunque, c’è stata una violazione che il codice dei beni culturali sanziona penalmente: TITOLO II – Sanzioni penali

Capo I – Sanzioni relative alla Parte seconda Art. 169. Opere illecite

1. E’ punito con l’arresto da sei mesi ad un anno e con l’ammenda da euro 775 a euro 38.734, 50:a) chiunque senza autorizzazione demolisce, rimuove, modifica, restaura ovvero esegue opere di qualunque genere sui beni culturali indicati nell’articolo 10;

b) chiunque, senza l’autorizzazione del soprintendente, procede al distacco di affreschi, stemmi, graffiti, iscrizioni, tabernacoli ed altri ornamenti di edifici, esposti o non alla pubblica vista, anche se non vi sia stata la dichiarazione prevista dall’articolo 13;

c) chiunque esegue, in casi di assoluta urgenza, lavori provvisori indispensabili per evitare danni notevoli ai beni indicati nell’articolo 10, senza darne immediata comunicazione alla soprintendenza ovvero senza inviare, nel più breve tempo, i progetti dei lavori definitivi per l’autorizzazione.

2. La stessa pena prevista dal comma 1 si applica in caso di inosservanza dell’ordine di sospensione dei lavori impartito dal soprintendente ai sensi dell’articolo 28. N.B. La segnalazione all’Autorità Giudiziaria è obbligatoria e le sanzioni vanno irrogate indipendentemente dal danno prodotto.

I Figli delle chiancarelle chiedono il ripristino dei luoghi alterati e la cancellazione della “S” dalla pavimentazione della sala giunta, luogo di alto valore storico ed artistico, violentato con la messa in opera di un marchio prettamente di natura commerciale e turistica, inoltre di discutibile qualità.

Infine ci auguriamo che la gigantografia del 1950 realizzata da Parisi, che occupava un’intera parete della sala giunta, raffigurante vista panoramica di Salerno zona chiancarelle, una volta restaurata vanga riposizionata li dove era.

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Spunta la “S” in sala giunta: lettera al Ministro Bray

 

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Spunta la “S” di Vignelli sul pavimento del Comune: lettera al Ministro Bray

Lo stravolgimento del pavimento della storica sala giunta del Comune di Salerno, dove sono comparsi i discutibili logo con la «S» di Vignelli al posto di un cotto antico, aspetta adesso tre risposte: una del Soprintendente di Salerno, Gennaro Miccio, l’altra del direttore regionale dei Beni Culturali della Campania, Gregorio Angelini, e l’ultima del ministro Massimo Bray.

OGGETTO: Salerno – interventi edilizi nel palazzo di Città.

Apprendiamo che l’Amministrazione Comunale di Salerno avrebbe recentemente eseguito alcuni discutibili interventi edilizi nella storica “Sala Giunta” del Palazzo di Città, edificio interamente sottoposto a tutela, per effetto degli artt. 10 e 12 del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Nella sala sarebbe spuntata una nuova pavimentazione con la “S”, il logo turistico di Vignelli.

Ciò premesso, chiediamo alle SS.LL. di voler comunicare se per l’intervento in questione sia stata acquisita l’autorizzazione prescritta dall’art. 21 del citato Codice e, in tal caso, se le discutibili opere, suscettibili in ogni caso di arrecare grave danno al bene vincolato, siano state eseguite in conformità al predetto titolo.

Laddove – come invece si ritiene -l’intervento sia stato eseguito in assenza di autorizzazione, si sarebbe integrato quanto previsto e punito dagli artt. 160 e 169 del Codice citato.

Chiediamo, pertanto, di ordinare – come per legge -la restituzione in pristino e di informare la competente Autorità Giudiziaria della sussistenza di fatti penalmente rilevanti. 

 Salerno 11 giugno 2013

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