Porto di Pastena: pig pong di pareri tra Miccio ed il Comune

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Porto di Pastena: ecco il surreale pig pong di pareri tra Miccio ed il Comune

Ecco le carte relative alle autorizzazioni del Porto di Pastena. Il Comune di Salerno, pur segnalando la presenza del vincolo del 57′, tra le prescrizioni si preoccupa, tra le varie amenità, della presenza di vegetazioni rampicanti nella struttura…e non certo di quanto stabilito dal vincolo che impone la visuale libera del Golfo di Salerno.

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 La Soprintendenza il vincolo del 57′ non lo menziona proprio: per Gennaro Miccio il vero problema sono i massi frangiflutti.

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Il “pasticcio” di Piazza Cavour: Miccio dà la colpa al Comune

 

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 Il “pasticcio” di Piazza Cavour: Miccio scarica la colpa sul Comune

Alla fine Gennaro Miccio capitolò. Di fronte all’evidenza il Soprintendente di Salerno, dalle pagine del Corriere del Mezzogiorno , ha ammesso di essere caduto in un errore di valutazione su Piazza Cavour, dove è stata autorizzata la realizzazione di box auto interrati che cambieranno in parte i connotati del Lungomare di Salerno.

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«La sollecitazione dei Figli delle Chiancarelle e di Italia Nostra alla fine è servita – afferma Miccio dalle pagine del quotidiano salernitano – ho avuto modo di confrontarmi con l’architetto Davide Pelosio, dirigente del servizio trasformazioni urbanistiche del Comune di Salerno e insieme abbiamo potuto verificare che sulla Carta dei vincoli allegata al Puc è stato commesso un pasticcio incredibile: il Lungomare risulta colorato di verde, il che significa che si tratta di ‘villa, giardini e parchi non tutelati che si distinguono per la loro non comune bellezza’. Confrontando però gli atti con le delibere relative alla redazione della Carta è venuta fuori la verità: il Lungomare è colorato di rosa, cioè significa che è sottoposto al vincolo previsto dalla legge 431, la cosiddetta legge Galasso».

 

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NDR:  più che un “pasticcio” sembra un’altra famosa prelibatezza tipica della pasticceria salernitana, con tanto Rhum

Variante 2012: Ecco le osservazioni di Italia Nostra e Fdc

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Variante 2012: Ecco le osservazioni di Italia Nostra e Fdc

I Figli delle Chiancarelle insieme ad Italia Nostra, nell’Ottobre 2012, contestano la VARIANTE al PUC perché determina la vendita del patrimonio comunale e la riduzione degli spazi pubblici.

Segue la lettera inviata al Comune di Salerno.

al Comune di Salerno

Responsabile del Procedimento

e, p.c.

Sig. Sindaco

Sig. Assessore all’Urbanistica

Oggetto: Variante parziale al PUC vigente – Osservazioni –

Con delibera di Giunta Comunale n. 683 del 01.08.2012 è stata adottata – ai sensi della L.R.C. n.16/2004 e del relativo Regolamento n. 05 del 04/08/2011 – la variante, definita “parziale”, al vigente Piano Urbanistico Comunale.

I relativi atti tecnici ed amministrativi sono stati depositati esclusivamente presso gli Uffici comunali (Ufficio procedente ed Ufficio competente), “a libera visione del pubblico”, per la durata di giorni 60, a decorrere dal  13/08/2012, data di pubblicazione dell’avviso sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania.

Preso atto della documentazione resa disponibile e verificato l’iter amministrativo seguito da Codesta Amministrazione nelle fasi preparatorie all’elaborazione della variante in argomento, nonché di quello afferente alla sua pubblicazione, si è rilevata la sussistenza dei vizi procedimentali indicati di seguito.

1. Audizione effettuata sulla base di documentazioni vaghe, predisposte in epoca antecedente alla formulazione degli indirizzi da parte della G.C.

In data 22.03.2012, si tenne, presso il comune di Salerno, l’audizione – prevista dalla vigente normativa – delle organizzazioni sociali, culturali, economico-professionali, sindacali ed ambientaliste, sulla “variante” allo strumento urbanistico, resa necessaria per la disciplina delle aree nelle quali si era verificata la decadenza dei vincoli a contenuto espropriativo; l’audizione fu estesa – “nel contempo” – all’ulteriore variante (rivelatasi poi ben più deleteria di quanto lasciato intendere) che l’Amministrazione Comunale aveva ritenuto di dover predisporre per “introdurre ulteriori variazioni soprattutto di carattere normativo” nel piano vigente.

La consultazione avvenne, infatti, sulla base del “Preliminare di Variante al Piano (PP)” e del “Documento di Scoping (RP)”, elaborati entrambi predisposti a seguito degli indirizzi formulati dall’Amministrazione Comunale con la delibera di G.C. n. 103 del 03.02.2012.

Tali elaborati – costituiti essenzialmente da una congerie di  previsioni generiche e indefinite – non lasciavano neanche lontanamente immaginare che, con i successivi indirizzi formulati dalla G.M. (delibera n. 627 dell’11.7.2012), la locuzione “valorizzazione del patrimonio immobiliare comunale” si sarebbe concretizzata nell’attribuzione di rilevanti diritti edificatori ad aree libere, di proprietà pubblica, collocate in aree centralissime della città e, peraltro, già utilizzate come standard.

La circostanza, di per sé inquietante, è significativa della scarsa trasparenza che ha connotato l’intero processo di formazione della “Variante” che – avviata sulla base di mere dichiarazioni di principio ed ipotesi tutte da decrittare – è stata adottata e pubblicata in pieno periodo estivo, peraltro omettendo di rendere disponibili a mezzo web – come si evidenzierà nel punto successivo – i documenti tecnici e amministrativi.

E’ di tutta evidenza che, se le “Organizzazioni” convocate per l’audizione del  22.03.2012 – tra cui la scrivente Associazione – avessero potuto semplicemente intuire che le azioni prefigurate dagli elaborati esaminati si sarebbero così radicalmente trasformate per effetto della delibera di G.M. n. 627 dell’11.7.2012, rubricata come “ulteriori indirizzi variante al P.U.C.”, le osservazioni prodotte in tale sede consultiva avrebbero avuto ben altra intensità e precisione.

L’audizione in argomento – pure tassativamente prevista dalla legge (cfr. L.R. 16/2004, art. 1, comma 2, lett. c; art. 20, comma 5; art. 24, comma 1; ecc.) – è, dunque, da intendere come non avvenuta, in quanto basata su  elaborati (“Preliminare di Variante al Piano” e “Documento di Scoping”) i cui contenuti programmatori sarebbero stati stravolti e del tutto superati da disposizioni successivamente impartite dall’Amministrazione. Ed inoltre si fa presente che nel citato elaborato “disegno urbano di indirizzo” preso come riferimento, nella quasi totalità delle aree poi scelte da “valorizzare”, non sono previste costruzioni ma solo verde pubblico o parcheggi.

2. Mancata pubblicazione degli elaborati di piano nel sito web del comune.   

Come peraltro riportato nell’Avviso di deposito pubblicato nel B.U.R.C. n. 53 del 13 agosto 2012, “gli atti tecnici ed amministrativi costituenti la predetta variante sono [stati] depositati presso l’Ufficio procedente Servizio Trasformazioni Urbanistiche, Segreteria Dirigente – IV° piano Palazzo di Città e Settore Ambiente quale Ufficio competente – Via Settimio Mobilio, 52”.

Risulta, invece, del tutto omessa la pubblicazione del piano nel sito web del comune di Salerno, adempimento espressamente prescritto dall’art. 3, comma 2 del “Regolamento per il governo del territorio” n. 5/2011 che, testualmente, si riporta:

2. Il piano è pubblicato contestualmente nel bollettino ufficiale della regione Campania (BURC) e sul sito web dell’amministrazione procedente ed è depositato presso l’ufficio competente e la segreteria dell’amministrazione procedente ed è pubblicato all’albo dell’ente.

E’ di tutta evidenza che l’obbligo di pubblicazione del Piano nel sito web del comune riguarda anche – e soprattutto – gli elaborati progettuali. Tanto è, peraltro, confermato e specificato dal “Manuale operativo del regolamento n. 5/2011 in attuazione della l.r. 16/2004” che – redatto dalla Regione Campania, Area di Coordinamento n. 16 e condiviso dall’ANCI – costituisce evidentemente “interpretazione ufficiale” del complesso di norme regionali che regolano la formazione degli strumenti urbanistici e delle relative varianti.

Infatti, il “Manuale”, alla tabella I (cfr. pagg. 17-18), chiarisce:

“Il piano è pubblicato contestualmente nel bollettino ufficiale della regione Campania (Burc) e sul sito web dell’amministrazione procedente ed è depositato presso l’ufficio competente e la segreteria dell’amministrazione procedente ed è pubblicato all’albo dell’ente in uno all’avviso relativo alla Vas.
L’avviso deve contenere: il titolo della proposta di piano o di programma, il proponente, l’autorità procedente, l’indicazione delle sedi ove può essere presa visione del piano o programma e del rapporto ambientale e delle sedi dove si può consultare la sintesi non tecnica.
L’autorità competente comunale e l’autorità procedente (l’ufficio di piano comunale) mettono, altresì, a disposizione del pubblico la proposta di piano o programma ed il rapporto ambientale mediante il deposito presso i propri uffici e la pubblicazione sul proprio sito web.”

Il Comune di Salerno – paradossalmente insignito nel 2011 col “Premio TrasparenzaPA”– avrebbe dunque dovuto pubblicare sul proprio sito web gli atti tecnici della variante adottata, peraltro in coerenza con lo spirito e la lettera del  D.Lgs 82/2005, recante “Codice dell’amministrazione digitale”.

Come si sa, così non è stato, realizzandosi – con tale omissione – un irreparabile vulnus al diritto di partecipazione dei cittadini, ulteriormente accresciuto dalla pubblicazione dell’ “Avviso di deposito” avvenuta, come noto, il 13 agosto 2012.

Tutto ciò premesso e considerato, la sottoscritta, prof. Raffaella Di Leo, in qualità di Presidente della sezione di Salerno di

ITALIA NOSTRA

associazione Onlus,  riconosciuta con D.P.R. 22 agosto 1958, n. 1111, portatrice di interessi diffusi in materia di tutela e valorizzazione del patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione,

CHIEDE

pregiudizialmente ed in via prioritaria, che Codesta Amministrazione:
– annulli – in regime di autotutela – la citata delibera n. 683 del 01.08.2012, recante adozione  – ai sensi della L.R. 16/2004 e del relativo Regolamento di attuazione n. 5/2011 – della “variante parziale” in argomento;
– provveda all’adeguamento del “Preliminare di Variante al Piano (PP)” e del  “Documento di Scoping (RP), agli “ulteriori indirizzi”, da ultimo formulati con la delibera di G.M. n. 627 dell’11.7.2012, la cui portata innovativa è fuori discussione;
– ottemperi a quanto tassativamente disposto dalle citate normative regionali in ordine alla pubblicazione degli atti tecnici e amministrativi nel sito web del Comune di Salerno.

In subordine – e fatto salvo il ricorso ai rimedi giurisdizionali di legge – formula le seguenti

OSSERVAZIONI

avverso e per la radicale modifica delle previsioni urbanistiche contenute nella cosiddetta “Variante parziale al PUC vigente”, adottata con delibera di G.M. n. 683 del 01.08.2012, per i motivi puntualmente elencati di seguito.

a) Le esigenze di revisione del P.U.C.

La Variante in esame trae dichiaratamente origine dalla necessità – manifestata dall’Amministrazione Comunale – di sottoporre a revisione il Piano Urbanistico Comunale, per “affrontare e risolvere alcune criticità” emerse nei cinque anni trascorsi dalla sua entrata in vigore.

Quali siano le “criticità” rilevate dall’Amministrazione non è dato sapere. E tuttavia, tra queste va certamente annoverata la cosiddetta “bolla immobiliare”, l’eccesso dell’offerta edilizia rispetto ad una domanda sempre più asfittica e, non ultimo, il preoccupante decremento demografico che, peraltro, sconfessa clamorosamente le previsioni insediative poste alla base del P.U.C. del 2005.

Tra le cosiddette “criticità” – oggi cripticamente ammesse dall’Amministrazione Comunale – le più deleterie sono originate, senza alcun dubbio, dalle scelte che portarono a “concentrare” nelle periferie i nuovi insediamenti di E.R.P., ad estendere smisuratamente i limiti della “città compatta”, consentendo l’edificazione per finalità residenziali nell’intera litoranea orientale e nelle zone collinari, ad avviare la realizzazione di interventi urbanisticamente sbagliati, quali, ad esempio, il mastodontico insediamento, a ridosso del centro storico, del nuovo quartiere conosciuto col nome di “Crescent”.

Scelte di pianificazione sbagliate – anche conseguenti all’errata sovrastima dell’andamento demografico – e la particolare contingenza economica, hanno determinato la stasi immobiliare che oggi l’Amministrazione Comunale lamenta e, con essa, il mancato introito delle risorse derivanti dagli oneri concessori, sciaguratamente sostanziali per la “quadratura” dei vari bilanci di previsione.

Le “criticità” che l’Amministrazione sembra voler “affrontare e risolvere” con la cosiddetta “Variante parziale” sono, dunque, di natura eminentemente economica. L’esigenza di “fare cassa” è alla base delle scelte urbanistiche che – evidentemente – comporteranno la (s)vendita di beni non riproducibili, essenziali per qualsivoglia riordino urbanistico, quali le aree libere, ancora presenti nelle zone più sature e in deficit di standard della città.

Le conseguenze di siffatto (e deprecabile) modus operandi dovrebbero essere note ad un’Amministrazione che millanta continuamente inverosimili europeismi: Salerno sta assumendo – soprattutto a causa di scelte dettate dalla rendita fondiaria – la connotazione di una città sempre più distinta per censo: una sorta di apartheid urbanistica, vero specchio della feroce “polarizzazione” economica in atto nel Paese.

La progressista Amministrazione Comunale non ostacola questo trend, anzi, sembra incentivarlo, sia promuovendo la realizzazione di quartieri da incubo nelle periferie urbane e sia ponendo le premesse per la privatizzazione, a favore dei ceti più abbienti, degli spazi pubblici di maggiore qualità, con conseguente, immediato incremento del carico urbanistico delle zone centrali, cui paradossalmente corrisponde la riduzione finanche degli standard oggi disponibili.

In effetti, la “Variante parziale” non fa altro che “elevare a sistema” la sciagurata vicenda del Crescent, dove aree demaniali, acquistate ed urbanizzate con fondi pubblici, sono state privatizzate per la costruzione di condomini privati e di lusso.

b) la “valorizzazione” delle aree pubbliche

E, infatti, uno degli aspetti più inquietanti e deprecabili della “Variante parziale” è costituito dalla cosiddetta “valorizzazione del patrimonio immobiliare comunale”, misteriosa locuzione (non a caso utilizzata nel Documento di Scooping), poi trasformata in  “valorizzazione delle aree pubbliche”allorquando, con l’adozione della variante, ne sarebbe stato palese il significato.
La “Variante” ha infatti svelato che il termine “valorizzazione” è utilizzato nella sua accezione più biecamente economica e corrisponde banalmente all’incremento di valore conseguente al riconoscimento di diritti edificatori ad aree pubbliche che, in quanto utilizzate come standard, ne erano prive.

L’”operazione” è,  per più di un motivo, censurabile. Come si è detto, priva zone densamente popolate degli indispensabili standard, ne incrementa il carico insediativo generando ulteriore fabbisogno e pone le premesse per la privatizzazione di aree pubbliche essenziali per ogni seria ipotesi di riqualificazione urbana.

La scelta di saturare fisicamente le zone più densamente costruite del centro cittadino trasforma la scienza urbanistica – nata per organizzare il territorio con criteri di tutela, qualità, efficienza e decoro – nel grottesco mezzo con cui, compromettendo la vivibilità e lo stesso futuro della città, reperire nuove risorse da dilapidare.

Infine, non vanno sottaciuti gli artifici (anche questi meramente contabili) volti a far quadrare il bilancio degli standard, attraverso il computo di aree del tutto virtuali o perché non esistenti – come nel caso dell’improbabile spiaggia antistante il Lungomare Trieste, qualificata alla stregua di verde pubblico per 49.223 metri quadrati – o perché indisponibili,  quale è la Caserma d’Avossa, che porta un “vantaggio” solo immaginario di ben 83.003 metri quadrati.
Al riguardo, sembra necessario ricordare all’Amministrazione Comunale che l’equilibrio – disposto per legge – tra gli insediamenti residenziali e gli spazi pubblici è finalizzato a garantire “effettive” condizioni di vivibilità delle zone urbane e non si consegue certamente attraverso le inattendibili e strumentali ipotesi contenute nella “Variante”.

c) la riconferma di scelte urbanistiche mai discusse

In questa variante, definita sempre “parziale”, sono state inserite varie scelte urbanistiche non presenti nel PUC del 2006: Parliamo di zone gialle “C” di espansione residenziale calate sulle colline intorno alla città (nel PUC del 2006 erano zone a verde), di collegamenti viari devastanti come quello chiamato “porta ovest” o la sagoma dell’ennesimo porto turistico nel litorale di Pastena o la situazione del porto turistico “Masuccio Salernitano”, centralissimo nella città ma che è stato per adesso accantonato nei grafici con una sigla (FP3) che, viste le anticipazioni, non fa presagire niente di buono se non un’altra colata cementizia a mare

Come premesso la variante proposta fa suo il collegamento viario di allacciamento del  nodo autostradale al porto commerciale. E’ un opera questa chiamata “porta ovest” di una grande complessità, da enormi costi e tempi lunghissimi. E’stato velocemente appaltato il primo lotto (indipendente dal resto) che comprende lavori intorno al vallone Cernicchiara ma la parte consistente e cioè lo sventramento in galleria della montagna che sovrasta tutto il porto commerciale è ancora da venire.

Si chiede quindi anche qui una pausa di riflessione sulla vera utilità di quest’immane opera che una volta completata non si discosterà più di tanto dalla situazione attuale (non è previsto nemmeno il collegamento ferroviario) con il rischio che dopo tanti anni, tanti investimenti di pubblico denaro, rischi di crolli, intralcio alla circolazione veicolare, le esigenze dell’attuale porto commerciale siano nel frattempo cambiate o che sia addirittura delocalizzato.

Nella variante , anche se non menzionato, è inserito nei grafici anche la sagoma del cosiddetto porto di Pastena o “polo nautico” che, a vedere il progetto, assomiglia più ad una lottizzazione a mare che ad un ennesimo porto turistico sulla nostra costa. Si diffida l’amministrazione comunale nel voler portare avanti quest’altro progetto di scempio ambientale perpetrato da privati con il consenso dell’ amministrazione comunale. Si fa presente che tutta la zona, dove dovrebbe sorgere questo nuovo porto, è soggetta a specifico vincolo ambientale D.M. 17/5/1957 (riportato anche nella carta dei vincoli allegato al PUC) il quale vieta espressamente qualunque costruzione o altro che possa ostacolare la visione dalla costa dell’intero golfo di Salerno.

d) Il dimensionamento

La relazione illustrativa della “Variante” glissa spudoratamente sul dato, oggettivo ed incontrovertibile, dell’andamento demografico della città.
Ed è comprensibile. Se, infatti, i redattori si fossero soffermati sul trend demografico degli ultimi cinque anni, non avrebbero potuto non trarne le debite conseguenze.
E’ noto, infatti, che il vigente Piano Urbanistico Comunale – redatto nel 2005 ed entrato in vigore nel 2007 – non fu dimensionato sul fabbisogno relativo all’effettiva dinamica demografica degli ultimi anni ma sulla considerazione che la politica di sviluppo, attuata dall’Amministrazione e tradotta nelle scelte di piano, avrebbe potuto invertire il trend negativo in essere.
La dimensione demografica della città, assunta quale obiettivo progettuale, era stata dunque fissata, come obiettivo da raggiungere, in 180.000 abitanti, soglia ritenuta necessaria per assicurare una “massa critica” idonea a collocare Salerno tra le città medio grandi dello scenario nazionale.

I primi cinque anni di applicazione del PUC (2007-2012) hanno però dimostrato che non solo l’obiettivo è stato clamorosamente mancato, ma che addirittura il trend di decremento è sensibilmente cresciuto.
La relazione del P.U.C. 2005 (cfr. pag. 26) stimava la popolazione anagraficamente residente a Salerno in  149.000 abitanti (dati del Comune) cui andavano aggiunti 7000 abitanti stimati, non registrati anagraficamente, per un totale di 156.000 abitanti.

Su questa stima – già di per sé “generosa” – il P.U.C. 2005 – ipotizzando un’ulteriore crescita demografica, prevedeva la costruzione di vani necessari per una popolazione residente di 180.000 abitanti.
Poi, impietosi, sono stati diffusi i dati ISTAT: a giugno 2009, gli abitanti di Salerno erano stimati in 139.585 unità, per scendere poi, a giugno 2012, a 133.204 residenti.

Quanto sopra dimostra inequivocabilmente che il P.U.C. di Salerno – prevedendo circa 50.000 nuovi residenti in assenza di ogni credibile valutazione – è macroscopicamente sovradimensionato.
Questo il vero quid novi che l’analisi delle criticità – effettuata dal comune a cinque anni dall’entrata in vigore del P.U.C. – avrebbe dovuto rilevare e far emergere. Questo il dato essenziale di cui tener conto per qualsivoglia variante urbanistica che, aliena da ogni volontà di gratuita cementificazione, volesse davvero adeguare le scelte di piano all’effettivo fabbisogno della città.

Per le motivazioni sopra illustrate,

ITALIA NOSTRA

opponendosi fermamente alla variante urbanistica in argomento, più che evidentemente rivolta a conseguire – con la svendita del territorio, del patrimonio pubblico e dello stesso futuro della città – le risorse economiche necessarie al riequilibrio di un bilancio sempre più a rischio, ne chiede l’integrale riforma.

A tal fine e nello spirito della più ampia collaborazione CHIEDE di essere invitata dal Comune di Salerno ad un conferenza di pianificazione per una ulteriore fase di confronto, ai sensi di quanto disposto dall’art. 7, comma 4 del Regolamento 4 agosto 2011, n. 5.

Sempre nella logica di fattiva partecipazione ed a mero titolo esemplificativo, si allegano due schede analitiche delle previsioni urbanistiche che – a parere di questa Associazione – presentano forti incongruenze e criticità.

IL PORTO TURISTICO DI PASTENA

Come già detto nella variante , anche se non menzionato, è inserito nei grafici anche la sagoma del cosiddetto porto turistico di Pastena o “polo nautico” che, a vedere il progetto, assomiglia più ad una lottizzazione a mare che ad un ennesimo porto turistico sulla nostra costa.

Si diffida l’amministrazione comunale nel voler portare avanti quest’altro progetto di scempio ambientale perpetrato da privati con il consenso, anzi, con la collaborazione dell’ amministrazione comunale perfino nella ricerca di finanziamenti europei!

Si fa presente che tutta la zona, dove dovrebbe sorgere questo nuovo porto, è soggetta a specifico vincolo ambientale D.M. 17/5/1957 (riportato anche nella carta dei vincoli allegato al PUC) il quale vieta espressamente qualunque costruzione o altro che possa ostacolare la visione dalla strada dell’intero golfo di Salerno.

E’ macroscopicamente pretestuoso assegnare ad una tale realizzazione la funzione di protezione dell’abitato e della strada dalle mareggiate.

Tra l’altro non si ha notizia di indagini meteo-marine né sedimentologiche, mentre, ancora una volta si omette qualunque procedura per la “Valutazione di impatto ambientale” per un’opera che di impatto ne genera e notevole: non è possibile, non è consentito legittimare tutto con la v.a.s.

Se il legislatore avesse inteso conferire a tale insignificante strumento la valenza che qui gli si attribuisce, non avrebbe introdotto – alla stregua, tra l’altro, della normativa europea in materia –  la procedura della V.I.A. di tutta evidenza pubblica.

Se l’assenza di benché minima sensibilità ambientale consentì negli anni sessanta del secolo scorso di accrescere con un fortunatamente esiguo numero di fabbricati, quello che era un piccolissimo nucleo di insediamento marinaro sulla costa orientale, se un’interpretazione assolutamente estensiva ed arbitraria della categoria “straordinaria manutenzione” ha consentito in epoca ben più recente altrettanto e ben più invasivo intervento con la costruzione del “polo nautico”, è di eccezionale gravità che oggi si preveda addirittura, come si è avuto occasione di rilevare quando il progetto è stato ufficialmente presentato, di edificare sullo sporgente di questo porto, eufemisticamente definito “porticciolo”.

Ma anche in questo caso non può omettersi la segnalazione della macroscopica contraddittorietà delle attività dell’Amministrazione:

è totalmente incoerente con la “vocazione turistica” che si vorrebbe esaltare la continua distruzione della risorsa “spiaggia”. Il “porticciolo” turistico di Pastena, è ulteriore sottrazione di circa 450 m di spiaggia alla fruizione di cittadini e di turisti, né la creazione di un insignificante numero di posti di lavoro, oltretutto di minima qualificazione,  come provato nelle simili strutture già realizzate, può essere addotta a motivazione economico-sociale;

è totalmente assente ogni riflesso, ogni eco della cultura che sempre più va diffondendosi della suscettività turistica delle città in cui per i cittadini si attuino le condizioni del “ben vivere”: i salernitani dovranno, in misura sempre più massiccia, emigrare anche soltanto per godere del mare che viene loro sottratto.

PORTA OVEST

Analisi dell’inquadramento dell’opera in area vasta

Verifica di coerenza con altri obiettivi specifici strettamente correlati

E’ di tutta evidenza l’incoerenza tra la programmata realizzazione della c.d. “Porta ovest” cui si assegna la preminente funzione di risolvere il problema del collegamento del porto con la viabilità autostradale e la realizzazione del porto commerciale dinanzi alla Piana del Sele, sul quale dovrebbero essere trasferiti tutti i traffici diversi da quelli crocieristico e diportistico.

Tanto, con la reciproca possibile elisione tra le due opere, renderebbe superflua ogni ulteriore verifica rispetto agli obiettivi di protezione ambientale di cui alla Matrice del Cap. 3, ma, proprio nell’ipotesi dell’auspicabile rinunzia almeno all’opera più ambiziosa di tutto il Ptcp, è obbligo assolutamente inderogabile procedere alle analoghe verifiche per l’altra – la c.d. “Porta ovest di Salerno” – che appresso si sviluppano.

Verifica di coerenza con gli obiettivi specifici

Razionalizzare, riorganizzare, adeguare le infrastrutture portuali

Promuovere la mobilità intermodale di persone e merci

(v. P.T.C.P. ,col. 2 della Matrice Cap. 3 della Relazione ambientale, pag.63)

Nella logica che è stata adottata anche per le osservazioni già in precedenza prodotte, è prioritaria tale verifica, dal momento che un esito negativo di essa evidentemente non può non essere esteso alla verifica successiva (propria della citata “Matrice Cap. 3) rispetto agli obiettivi di protezione ambientale.

Si può senz’altro affermare che il progetto “porta Ovest” non è rispondente ad alcuno dei due obiettivi( ) e di seguito si espone il perché.

1° – Fissando l’ “origine” (di seguito “O.”)  dell’opera alla base dell’esistente viadotto di collegamento del porto alla viabilità ordinaria e autostradale, la “destinazione” (di seguito “D.”), non può che essere il complesso svincolo di Fratte. Le condizioni della circolazione attraverso quell’autentico “imbuto” notissimo e deprecato in tutto il mondo dell’autotrasporto e degli automobilisti per il bassissimo livello di funzionalità che lo caratterizza, soprattutto in relazione alla connessione con il collegamento Sa-Av che ne espande l’ “impervietà” per almeno ulteriori 12 chilometri circa, (ed anche in termini di sicurezza), sconsigliano assolutamente di anticipare la soluzione del collegamento del porto che, così com’è, se non altro “distilla” i volumi di traffico verso quello svincolo.

Le pur gravissime turbative che il traffico da e per il porto sull’attuale collegamento induce nella circolazione urbana, possono essere rimosse con intervento molto meno invasivo, ma certamente efficace anche – e soprattutto – proprio rispetto agli obiettivi di protezione ambientale ( )

2° – Ma non è solo la “D.” ad inficiare la validità del progetto!

L’opzione per l’adozione di un nuovo collegamento a doppia carreggiata – di per se nettamente esuberante rispetto ai volumi di traffico da smaltire, ma che sarà sembrata necessaria ai progettisti, considerata la promiscuità del traffico stesso – è clamorosamente contraddetta dall’ineliminabile tronco di lunghezza ~ m. 300, tra Villa Poseidon e Piazzale S.Leo, in cui la carreggiata è unica!

Sembra non essere stata sufficiente una presenza accademica nel team degli attuali progettisti, per sconsigliare una tale soluzione che, vanificando totalmente l’efficienza dell’opera, ne rende impossibile qualunque verifica di coerenza con la protezione ambientale (oltre che con “la promozione della mobilità intermodale di persone e merci”).

3° – Ma dove si entra nel regno dell’assurdo è proprio…nella prima galleria  ovest-est, che presentando uno sviluppo in lunghezza minore di oltre m. 150 (per quanto possibile misurare sui documenti finora illustrativi dell’opera) è caratterizzata da una pendenza in salita addirittura superiore a quella che caratterizza il tronco da sostituire, compreso tra la stessa “O.” e la rotatoria “Poseidon”.

Ricorre qui la verifica di quanto prima affermato circa la destituzione del progetto da ogni fondamento scientifico specialistico dal momento che è contrario ad ogni norma costruttiva delle gallerie stradali – ma anche della strade a doppia carreggiata, assimilabili ad autostrade – una pendenza che ecceda il 5%( )

Si ripristinerebbero, pertanto ed aggravate, le caratteristiche di percorribilità dell’attuale collegamento, senza minimamente ridurre la pericolosità della discesa la cui pendenza è stata certamente tra le cause dei numerosi incidenti che si sono verificati sul viadotto.( )

4° – Ulteriore conferma dell’incredibile erroneità della scelta è costituita dalla difficoltà esecutiva, richiedendosi un incremento di potenza, con percentuali a due cifre, a tutta la gigantesca e complessa attrezzatura semovente normalmente impiegata nello scavo di gallerie in roccia, anche per incrementi di pendenza inferiori all’ 1%.

5° – Ad inficiare ulteriormente (ove ve ne fosse stato bisogno!) la validità del progetto concorrono gli irrisolti problemi di interferenza con il traffico “altro” (v. all’uscita della seconda galleria) ed il ridottissimo raggio delle “rotatorie” – ma non potrebbe essere altrimenti, stante l’orografia della zona –  la (forse solo non disegnata) sistemazione dell’accesso al piazzale Cernicchiara che sembra irraggiungibile senza spericolate manovre, l’ulteriore difficoltà di realizzazione che presenterebbe la prima galleria nella direzione est-ovest, diramantesi dalla esistente galleria “Seminario”.

E’ possibile dare un giudizio di coerenza con gli obiettivi di protezione ambientale esposti nella Matrice Cap. 3?

La risposta non può essere che un NO senza appello!

In logica conseguenza di quanto sopra, Italia nostra diffida l’Amministrazione provinciale a revocare qualunque provvedimento approvativo già intervenuto per l’opera “Porta ovest di Salerno” per la quale:
– non è stata sviluppata alcuna procedura di Valutazione di Impatto ambientale( );
– non è assumibile come sostitutiva la Relazione di Valutazione Ambientale Strategica allegata al Ptcp;
– l’avviata procedura di appalto di un lotto del 1° stralcio – oltre che essere viziata di illegittimità per l’incompetenza dell’istituzione appaltante – potrebbe essere in seguito foriera di prevedibilissime “varianti” in corso d’opera men che meno assistite dalle procedure di V.I.A. imposte dalle leggi nazionali e comunitarie.

In merito a tale ultimo aspetto è legittimo il sospetto che un tale anomalo procedimento sia stato posto in essere proprio per eludere l’obbligo dei procedimenti secondo le norme comunitarie.

 

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Dal NODO LIGEA  al NODO POSEIDON

Al tronco iniziale di lunghezza ~ m. 250 che rimane invariato, succede un tronco a doppia carreggiata, ciascuna in galleria monodirezionale.La carreggiata in ascesa, avente sviluppo praticamente uguale all’esistente, presenterà necessariamente pendenza pressoché identica.
Non potendosi escludere la corrente di traffico in discesa dalla Strada statale n. 18 – nonostante l’eventuale ripristino del doppio senso di circolazione su via B.Croce – lo scambio tra le due strade dovrà essere provvisto di regolamentazione segnaletica (“STOP” a una o più correnti di traffico) o semaforica.

Dal NODO POSEIDON al NODO SAN LEO

All’uscita dalla galleria, dopo la rotatoria – ove confluiscono correnti di traffico urbano – l’arteria prosegue con un tronco a semplice carreggiata, coincidente con l’esistente e lungo il quale esistono immissioni.
Le rotatorie inserite nei “nodi” Poseidon e San Leo (fig. 2), ancorché, a giudicare dalle immagini disponibili, siano caratterizzate da un diametro decisamente insufficiente (max m. 15) tenuto conto della composizione del traffico che le interesserà, sono, comunque, di ardua e costosissima realizzazione.
Non tutte le intersezioni con strade urbane potranno essere risolte con la rotatoria del nodo S.Leo dovendosi, quindi, prevedere il mantenimento degli impianti semaforici esistenti.
La rotatoria S.Leo risulta gravemente turbative del contesto urbano, vi risulterà pressoché impossibile la compatibilizzazione con il transito dei pedoni (unico accesso al quartiere Canalone, accesso preferenziale per il Conservatorio di musica) e comporta non poche demolizioni  (tra l’altro un edificio scolastico ed il campetto per il gioco del calcio

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SVILUPPO DELLA STRADA

Pendenze – sezioni stradali – intersezioni –

NODO  SAN LEO

Costituisce forse il punto più critico dell’opera: vi si rilevano:
• cospicuo sbancamento di terreno e roccia il cui fronte libero – che farà da sfondo alla rotatoria ivi prevista – avrà altezza non inferiore a m. 30, giungendo pressoché a margine della sede autostradale Na-Sa;
• lo sbancamento comporta la demolizione  della adiacente scuola materna (oltre che l’annientamento dell’esistente campetto di calcio)
• anche in questo nodo la rotatoria presenta raggio ridottissimo (~ m.10);
• sul nodo convergono, oltre le due nuove da gallerie da est, quella preesistente, la via De Renzi e la via Canalone colleganti quartieri ed insediamenti di intensa frequentazione (Conservatorio di musica, Archivio storico e Biblioteca comunale, Giardino della Minerva, Fondazione Schola medica salernitana);
• su tale rete stradale circolano anche i mezzi del T.P. delle linee 1 e 26;
• il tronco stradale diramantesi dal rione Olivieri e comprendente il viadotto “Gatto”, tratto est, è utilizzato per il collegamento dei quartieri alti della città alla strada statale 18, provenienza nord ed ovest (Cava dei T., costiera amalfitana) e risulta unica alternativa in occasione di non infrequenti chiusure al traffico del viadotto, tratto ovest, ovvero della viabilità urbana a partire da via Ligea.

NODO  FRA’ GENEROSO

Nel nodo “fra’ Generoso” le traiettorie a maggiori volumi di traffico – ad es. quelle in entrata ed in uscita dall’Autostrada Sa-Na –interferiscono con le correnti di traffico transitanti sul collegamento da e per il porto
Per il nodo più nevralgico dell’attuale svincolo non è risolta la criticità costituita dalle caratteristiche geometriche – pendenza e raggio di curvatura, immissione con scarsa visibilità e ridotta corsia di accelerazione – della rampa, certamente la più trafficata, per l’immissione del flusso di traffico proveniente dal porto e diretta ad est (autostrade Sa-RC, Sa-Ce(Roma) e Sa-Av.

Inoltre solo in parte viene risolta la criticità relativa alla uscita del flusso di traffico proveniente da est e diretto al porto, dal momento che dopo la galleria unidirezionale, il percorso comprende una rotatoria (necessaria all’istradamento del flusso diretto al parcheggio “Cernicchiara”) e, successivamente un tronco bidirezionale con traffico promiscuo.

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Nello svincolo non possono essere eliminati gli stop per le varie correnti di traffico urbano che vi pervengono:
dal Castello verso il centro urbano, dall’autostrada Na-Sa verso il centro urbano e/o verso il parcheggio “Cernicchiara”.
Peraltro desta serie perplessità la modesta copertura che presenta la galleria (prima da est, ultima da ovest) unidirezionale, dovuta alla presenza delle fondazioni del quartiere sovrastante.

Variante al Puc, il nuovo pasto per agli “amici” di Salerno

 

Variante al Puc, il nuovo pasto per agli “amici” di Salerno

Gli “amici” di Salerno saranno soddisfatti:  nella nuova mega variante al Puc approvata dalla Giunta comunale c’è più cemento per tutti, soprattutto nelle aree pubbliche centrali della città, visto che in periferia i vecchi Pua (piani urbanistici attuativi) del 2006 hanno fatto flop. Il saldo finale degli abitanti non cambia: 180 mila erano previsti nel Puc e 180 mila sono rimasti, nonostante l’Istat abbia smentito tutte le previsioni di crescita e sancito che gli abitanti di Salerno, a giugno 2012, sono scesi da 139 mila (2009) a 133 mila.

 La Variante, considerata quasi un riordino naturale del PUC a 5 anni dalla sua entrata in vigore, ignora la variazione più importante: il drastico abbassamento demografico della città. Il piano poteva essere dimensionato anche per 200.000 o per 250.000 abitanti,  visto che si basa su numeri presi a caso.

>>>>>>>> Tavola P2.8 Piano Urbanistico Comunale (MANCA)

Anche questa volta inoltre la giunta De Luca si è distinta per la totale mancanza di partecipazione e trasparenza su scelte che stravolgeranno la vita dei salernitani.

In primis la Delibera “balneare” dell’adozione della Variante è stata pubblicata dal giorno 2 al giorno 17 agosto 2012. Come per il PUC nel 2005, il mese di agosto è quello preferito. Non contenti  i nostri amministratori non hanno pubblicato gli elaborati della variante sul sito del Comune (peraltro premiato nel 2011 col “premio TrasparenzaPA”) e non hanno distribuito il compact disc contenente gli stessi a chi ne ha fatto richiesta. Ovvero alle associazioni di categoria interessate a presentare le proprie osservazioni entro il 12 ottobre.

Ma c’è di più: la variante al Puc approvata è totalmente diversa dal documento preliminare sottoposto all’attenzione delle associazioni  durante l’incontro avvenuto il 22 marzo scorso. In quel documento non c’è riferimento alle 6 aree pubbliche da “valorizzare” che compaiano soltanto nella delibera di giunta dell’11 luglio: le 3 centralissime Piazza Concordia, Piazza Mazzini, Via Vinciprova- Area ex cementificio, quella di Via Foscolo e le 2 sulla litoranea orientale  con il Campo Volpe e l’ex Palazzetto dello sport.

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Proprio queste 6 aree pubbliche da “valorizzare”, contabilizzate in precedenza nel Puc quasi tutte a standards, verranno vendute (come il caso Crescent) a privati che avranno la possibilità di costruirci sopra abitazioni residenziali, negozi e uffici. Una nuova cementificazione, la maggior parte in una zona tra le più centrali e più densamente popolate della città. La “valorizzazione” è tutta qui: scaricare rendita fondiaria su aree appetibili ai costruttori e vendere per alimentare la macchina del cemento. Non bastava tentare di liberarsi degli immobili di proprietà comunale per fare cassa e dare un filo di fiato ad un bilancio ormai alla canna del gas.

Il sindaco De Luca ha deciso di mettere in (S)vendita anche le ultime aree pubbliche del centro rimaste libere.

Dai saldi di fine stagione a Salerno si è passati al sottocosto pre “chiusura esercizio”.

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Anche il calcolo e la nuova localizzazione degli standard per abitanti lascia molto perplessi ed in certi casi quasi in odor di truffa. La fascia di mare (49.223 mq) antistante il Lungomare Trieste è ancora calcolata a verde pubblico. Stessa cosa per l’area della Caserma d’Avossa (83.003 mq).

 Le aree da “valorizzare” erano in precedenza quasi tutte aree a standards e adesso diventereanno negozi, uffici e case per 1.226 abitanti in più.

Non si capisce come sia possibile, in zone già sature, sottrarre aree assoggettate a standard di verde pubblico, raggirando la legislazione nazionale che indica una congrua distanza dal dove posizionare gli standards relativi di ogni zona omogenea.

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I salernitani possono dire definitivamente addio anche al Palazzetto dello Sport: infatti anche quest’area sarà data ai privati.

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Ed il Campo Volpe potrà ingrandirsi con strutture per attività produttive e ricreative di varia natura, in zona previste anche nuove residenze per altri 203 abitanti.

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Aree oggi destinate a parcheggio, a stazione di bus ad attrezzature sportive saranno cedute a palazzinari, che per giunta non avranno bisogno nemmeno di avere asservite intorno alle loro costruzioni aree di rispetto per collocare parcheggi, verde e servizi.

Nella variante , anche se non menzionato, è inserita nei grafici la sagoma del cosiddetto porto di Pastena o “polo nautico” che, a vedere il progetto, assomiglia più ad una lottizzazione a mare che ad un ennesimo porto turistico sulla nostra costa. Tutta la zona è soggetta a specifico vincolo ambientale D.M. 17/5/1957 (riportato anche nella carta dei vincoli allegato al PUC) il quale vieta espressamente qualunque costruzione o altro che possa ostacolare la visione dalla strada dell’intero golfo.

La variante ora dovrà passare per il Consiglio Comunale: inutile sperare in miglioramenti, i consiglieri comunali l’approveranno senza batter ciglio, come sempre.

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Dopo toccherà alla Provincia dare il suo placet: la variante del Comune cozza con il Ptcp (Piano Territoriale di coordinamento provinciale) soprattutto in relazione alla questione demografica. Ma a Palazzo Sant’Agostino sono più impegnati a garantire il dopo Cirielli tramite artefizi burocratici che a lavorare per il bene comune.

 Inevitabile un ricorso amministrativo da parte delle associazioni ambientaliste, ovvero Italia Nostra, l’unica interessata per davvero al futuro di questa città soffocata sempre più dal cemento.

 La tavola è imbandita: per gli amici di Salerno il Comune ha servito un nuovo pasto pantagruelico. A prezzi stracciati

 PS: Discorso a parte merita il Nuovo porto Masuccio, compresa la Vela di 80 metri d’altezza. Anche qui tutto a favore del padroni del cemento e delle compagnie crocieristiche. La variante approvata esclude la conoscenza di questi progetti, realizzati di concerto con l’Autorità portuale. Dagli elaborati si vede soltanto il tratteggiamento che rimanda ad una sigla FP3 (Fronte portuale 3).

Nuovo porto di Pastena: c’è il vincolo del ’57, ma Miccio lo sa?

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Nuovo porto di Pastena, c’è il vincolo paesaggistico del ’57! Ma Miccio lo sa?

Dopo la topica di piazza Cavour e del Lungomare senza vincolo, il Sovrintendente Gennaro Miccio è a rischio bis.

Questa volta il vincolo riguarda un’altra parte del litorale salernitano, quella ad Est che potrebbe subire la cementificazione di oltre 650 metri di litorale per l’insediamento del quarto porto in città, la nuova Marina di Pastena.

Peccato che anche questa zona sia sottoposta a vincolo paesaggistico dal lontano 1957.

>>>>>>>>>> Leggi documento ufficiale del ’57:  Vincolo lungomare EST salerno

E come per Piazza Cavour, Italia Nostra, supportata dai Figli delle Chiancarelle, ha presentato richiesta ufficiale di accesso agli atti del progetto ed a quelli dell’iter di approvazione burocratica, compreso l’ultimo l’ok arrivato dalla Conferenza dei Servizi.

>>>>>>>>>> Italia Nostra: Richesta accesso Polo Nautico

Lo sforacchiamento di Piazza Cavour e di Lungomare Trieste, per far posto ad un parcheggio subacqueo, è passato con una noticina stampa del Soprintendente per un presunto vincolo indiretto, mentre ci si è dimenticato che tutto il Lungomare è vincolato.

E sul nuovo porto di Pastena cosa avrà messo per iscritto Gennaro Miccio…?

Ministro Ornaghi, non bastava già il faraonico ed impattante progetto del Crescent passato con il silenzio assenso della Soprintendenza che comunque continua a produrre ulteriori piccole autorizzazioni in corso d’opera?

Possibile che per cambiare una finestra nel centro storico si fanno tante storie e per questi scempi alla luce del sole si chiudano gli occhi?

Viene da chiedersi: esiste a Salerno un’Istituzione preposta veramente alla Tutela del Paesaggio?

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Dossier mare. Come distruggere la piu grande risorsa di Salerno

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Dossier mare. Come distruggere la piu grande risorsa di Salerno

Il litorale salernitano si estende dal Porto Commerciale (confine del Comune di Vietri sul Mare) alla foce del fiume Picentino per 11.500 mt circa, di cui solo 2.900 mt sono di spiaggia libera.

Di questi ultimi appena 1.393 mt risultano balneabili

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Questi dati portano subito alla nostra attenzione due aspetti allarmanti: la pressoché totale occupazione delle nostre spiagge e la scarsa balneabilità delle acque.

La normativa di riferimento è Il Piano di Utilizzazione degli Arenili (PUA), approvato il 25 Luglio 2003, una sorta di  “bibbia” per tutto quello che c’è da sapere in materia di spiagge, concessioni e stabilimenti balneari a Salerno.

La sua finalità consiste “nella razionalizzazione del litorale cittadino, nonché nella gestione delle occupazioni già esistenti” , stabilisce inoltre di riservare gli “arenili liberi del litorale cittadino all’uso della collettività”  con gestione da parte della pubblica Amministrazione.

In particolare, nella delibera di approvazione, si sottolinea l’esigua dimensione degli arenili utilizzabili per la libera balneazione “caratterizzati da lingue di spiaggia di modestissime dimensioni e di profondità variabile tra i 25 e i 10 mt“.


Visualizza Costa salernitana in una mappa di dimensioni maggiori

 

Il PUA è  fondamentale per la comprensione del problema arenili e mare.

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>>>>>>>Tavola 1

 >>>>>>>Tavola 2

La prima informazione interessante è che non vi si trova il riconoscimento di vincolo per il lungomare Trieste, per il quale sono previsti i  lavori di parcheggi interrati all’altezza di Piazza Cavour e, per parte di esso, lo stravolgimento determinato dall’ampliamento del molo Masuccio Salernitano; interventi che non sembrano contrastare con l’art. 1 co. 2 della L. 1497/39.

>>>>>>>> vai all’articolo “Vincolo o non vincolo … questo è il problema. Lungomare di Salerno sotto assedio!” 

Nonostante rientri nei parchi ville e giardini di non comune bellezza a guardare il PUC non esistono vincoli tesi a preservare il bene comune.

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>>>>> Cartina alta risoluzione beni culturali ed ambientali Salerno 

Il secondo aspetto fondamentale è il recepimento, in detto PUA, delle norme vincolistiche di tipo idrogeologico cui l’Autorità di Bacino in Destra Sele ha assoggettato la fascia costiera.

Si riconosce, in pratica, il rischio idrogeologico connesso alla presenza di sbocchi fluviali e torrentizi, per cui l’esecuzione di interventi di trasformazione per le aree a rischio è subordinata ad opere di mitigazione.

Questo rischio sembra essere ignorato se si considera il numero di progetti che cambieranno il volto della nostra costa.

OCCUPAZIONE DELLE SPIAGGE

Le spiagge sono demaniali* , di proprietà dello Stato, demandate quindi a Regioni e Comuni, in teoria nostre.

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Nell’ambito della categoria dei beni pubblici, i beni appartenenti al demanio marittimo sono oggetto di una disciplina propria, desumibile, oltre che dai principi generali contenuti nel codice civile, dalle specifiche norme dettate dal codice della navigazione. Il regime giuridico cui sono sottoposti i beni demaniali prevede, come conseguenza derivante dalla loro natura di res extra commercium, l’esclusione dalla sfera dei rapporti patrimoniali privati.

“Che cos’è il demanio marittimo? È qualcosa che appartiene a tutti noi cittadini.”

Con riparto delle competenze tra autorità marittime, Regione e Comune, in ottemperanza delle leggi regionali, i Comuni esercitano le funzioni amministrative concernenti le concessioni dei beni demaniali.

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I Comuni, inoltre, apportano modifiche consistenti prevalentemente nel disporre e ordinare il bene demaniale.

Le amministrazioni comunali affittano alle imprese il bene demaniale, lasciando libera una finta fascia di transito di 5 metri dalla battigia (finta perché inaccessibile da chi non accede attraverso lo stabilimento) inutilizzabile perché è vietato permanere, sostare, depositare oggetti di qualunque tipo compresi oggetti personali, etc… e imbarcazioni.

Nel prospetto allegato (tavola 02) è definita in dettaglio l’estensione del litorale di Salerno rilasciato in concessione.

In particolare, oltre al demanio marittimo, esistono delle aree appartenenti al demanio militarein concessione ai lidi delle forze pubbliche, localizzati in un tratto di Via S. Allende (tavola 02).

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Solo due aree di spiaggia libera sono attrezzate dal Comune di Salerno con servizi igienici e docce  e la possibilità di noleggiare sdraio ed ombrelloni: la prima, in corrispondenza del bar Marconi ad ovest dello stabilimento balneare “Arcobaleno”, misura meno di 50 metri; la seconda, (n°11 nella foto 01) in corrispondenza del lungomare Colombo ad ovest dello stabilimento balneare “Lido”, misura 100 metri.

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Salerno turistica ha in conclusione circa 150 mt di spiaggia libera attrezzata di cui soltanto un centinaio di metri sono lambiti da mare balneabile.

Il PUA assicura la pulizia delle spiagge libere e la vigilanza  di esse affidandole ai concessionari dei lidi privati.

L’art. 19 prescrive infatti che il concessionario sia tenuto a “curare permanentemente la sorveglianza ed il mantenimento del buon regime della zona concessa, nonché di quelle adiacenti, almeno per la metà dei tratti di spiaggia libera esistenti tra la propria concessione e quello eventualmente vicino” e che il bagnino “dovrà sovrintendere sia all’area in concessione che alla limitrofa spiaggia libera sia a destra che a sinistra, nonché delle attrezzature per il salvataggio dei bagnanti (…) da utilizzare anche per la spiaggia libera confinante” .

Dallo stato di sporcizia delle spiagge libere è evidente che il rispetto dell’art.19 è ampiamente disatteso.

Gli stabilimenti balneari in concessione cui fa riferimento il PUA, oltre a trovarsi in corrispondenza di strutture degradate (a titolo di esempio l’ex Ostello della Gioventù ed il Casello ferroviario a Torrione), risentono di un’impostazione formale caratterizzata da grossi volumi con forme tipo logicamente e strutturalmente eterogenee, anche per quanto concerne le recinzioni che interferiscono con quelle del lungomare” .

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Tali caratteristiche formali e costitutive peggiorano nel procedere verso oriente e sono aggravate dalla mancanza di manutenzione e “dall’ossessiva presenza di alti muri di recinzione che di fatto occludono la visuale del mare, impedendone, altresì l’accesso” .

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Dalla data di approvazione del PUA sono trascorsi nove anni e ben poco è cambiato, anzi le cortine di cabine e di recinzioni che impediscono la vista del mare sembrano essere raddoppiate, in particolare a Via Leucosia.

In particolare in questo tratto di spiaggia è presente un esercizio balneare che occupa con le cabine lo spazio destinato a ben due stabilimenti in virtù di un’unica concessione, limitando non soltanto la vista del mare ma impedendo di fatto l’accesso all’arenile per diversi metri.

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Il PUA inoltre demanda a linee guida da approvare la nuova forma fisica degli stabilimenti che dovrebbero avere un ruolo rilevante durante la stagione estiva e la demolizione dei manufatti incongrui al contesto ambientale.

 Sempre a distanza di nove anni non è stato messo in atto nessun intervento in proposito.

Gran parte  del litorale salernitano è occupato dalle aree portuali: due già esistenti Porto Commerciale e Porto turistico Masuccio Salernitano per il quale il PUC del 2005 prevede un’espansione dalla Piazza della Concordia fino all’incrocio del Lungomare Trieste con la Via Dei Principati; due costruendi Porti Turistici di S. Teresa  e di Pastena ed infine il nuovo Porto turistico di Marina D’Arechi in Via Allende di cui sono state quasi completate le opere a mare e che con la sua estensione sottrae circa un chilometro di spiaggia.

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Lo sviluppo complessivo delle aree portuali, pari a 6.700 mt, appare eccessivamente sovradimensionato rispetto all’estensione totale del litorale con un impatto ambientale fortissimo.

E questo non lo diciamo solo noi, ma fonti autorevoli in materia di ambiente.

Per Legambiente infatti (>>>>Dossier Mare Monstrum<<<<) la costruzione dei porti turistici è “un business da milioni di euro, un giro d’affari che distrugge chilometri di spiagge “, è la principale causa dell’erosione delle spiagge in quanto altera le correnti meteo marine “e la immola alle logiche della cementificazione selvaggia, ai bisogni dei signori dell’industria immobiliare: è questa la reale posta in gioco dietro la “febbre” dei porti che ha colpito il nostro Paese”.

La costruzione di nuovi porti in accordo con compagnie di navigazione è inteso come strumento di rilancio turistico che vede diminuire il sistema legato alla balneazione come si evince dalla relazione del PUC al capitolo 4.2. a tutto vantaggio del turismo mordi e fuggi da crociera.

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In pratica si configura per Salerno la stessa sorte di Civitavecchia come Hub di transito per le navi nel Mediterraneo.

Il rilancio in questi termini è tutto a carico dei cittadini sia in termini di costi che di disagio con un investimento di enormi proporzioni e dagli esiti incerti.

In realtà la costruzione di porti turistici, sempre citando Legambiente, è “il grimaldello formidabile per urbanizzare la costa, per derogare e aggirare i piani urbanistici, per riversare a due passi dal mare cemento a non finire: bar, negozi, parcheggi, immobili.

Progetti che fanno gola anche alle amministrazioni locali che fanno a gara per accaparrarsi risorse pubbliche.

Soldi che c’entrano poco o nulla con il rilancio del turismo” .

Inoltre i tratti compresi nelle aree portuali sono non balneabili e pertanto sottratti alla disponibilità dei cittadini e dei turisti.

E da qui passiamo al discorso della balneabilità.

BALNEABILITA’ DELLE SPIAGGE

L’assessore all’Ambiente di Salerno, sollecitato più volte a fornire una spiegazione sull’inquietante flusso rosso (foto in capitolo “i chiaviconi”) che nel mese di giugno si riversava  dal torrente Fusandola in mare – come denunciato ai media ed alle autorità dai FDC –  nel tratto antistante la spiaggia di S. Teresa, ha dichiarato che il problema balneazione non si pone perchè l’area di S.Teresa “sarà sempre non balneabile, in quanto zona portuale. Risulterà sempre inibita la balneazione” .

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A conferma di ciò i dati dell’ARPAC, l’agenzia regionale per la protezione ambientale, che si occupa dei prelievi e delle analisi delle acque al fine di certificarne o meno la balneabilità, non effettua più campionature nel tratto compreso tra porto turistico Masuccio e Molo Manfredi in quanto non vi sussistono più i requisiti.

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>>>> Studia meglio la mappa di balneabilità a Salerno sul sito ARPAC

Eppure ancora nel 2008 lo specchio d’acqua in questione risultava balneabile come da delibera comunale .

Non solo per l’arenile  di S. Teresa, ma per l’intero tratto compreso tra i due porti è interdetta la balneazione, nonostante da anni vengano propagandati progetti – il primo fa parte del PRG di Bohigas – di ripascimento del tratto di costa che potrà diventare al massimo un solarium affacciato su uno specchio d’acqua cementificato affollato di navi e pontili in cui sarà impossibile bagnarsi.

Analogo discorso varrebbe anche per i tratti di mare su cui prospettano i restanti porti.

In particolare il nuovo Marina in zona Arechi di fatto rende non più balneabili le acque dei lidi “Carabinieri”, “Esercito”, SIULP” e “Finanziari” nonché l’antistante ed ormai sacrificato tratto di spiaggia libera.

Idem nel caso di completamento dell’ infrastruttura di Pastena per la quale la Regione ha recentemente dato il via libera all’impatto ambientale .

I “CHIAVICONI”

“Questo mare è una fogna”! A Salerno non è solo un modo di dire ma una realtà! Dai nostri rilievi solo il 12% delle spiagge libere risulta balneabile eppure soprattutto quando il caldo si fa sentire tante persone cercano refrigerio a mare, in acque interdette alla balneazione, spesso dall’ improbabile colore che va da verde marcio al marrone (restando per fortuna il rosso una peculiarità della spiaggia del centro storico).

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Sulla superficie galleggia di tutto, da escrementi ad assorbenti igienici, da preservativi a rifiuti organici.

Tutte le poche spiagge libere superstiti sono attraversate dai così detti “Chiaviconi”, i torrenti che compongono l’idrografia del territorio comunale insieme ai corsi d’acqua maggiori Irno e Picentino, le cui foci e i tratti contermini, per l’alto grado di inquinamento dei detti corsi d’acqua, sono non balneabili, tanto che l’ARPAC non effettua prelievi in corrispondenza di esse.

Spiace constatare come nel linguaggio comune vengano definiti “Chiaviconi” , vale a dire grandi cloache, quei corsi d’acqua minori del salernitano che sono da occidente Il Fusandola ed il Rafastia, tristemente noti per aver esondato e causato vittime nell’alluvione del 1954: il primo proviene da Canalone e sfocia a S.Teresa, il secondo fuori città prende il nome di Cernicchiara e proviene dall’Omonima zona (area ex caselli autostradali – via Risorgimento), prosegue per intubarsi a monte del Cinema Apollo e sfocia a Lungomare Trieste in corrispondenza della via Velia; il Grancano, con affluente Palmetiello, in cui a sua volta confluiscono Conca ed Orefice, parte dall’area di Cappelle Superiore per confluire nell’Irno,  alimentato anche dal Cavolella che parte dal territorio di San Mango per interessare l’area di Sant’Angelo di Ogliara e di Rufoli; Il Marziello, che nasce dalla parte inferiore del Masso della Signora, e dopo aver attraversato la tangenziale, a valle di Sala Abbagnano, si intuba nei pressi della Caserma di via Pietro Del Pezzo; il Mariconda, che inizia ad essere intubato nei pressi della tangenziale per esserlo completamente dal Parco Arbostella fino alla foce in prossimità della Torre Angellara, il Fuorni infine, che sfocia in corrispondenza della rotatoria della zona industriale. (segnalati nella mappa in testa all’articolo)

Il rischio idrogeologico del territorio attraversato da un così alto numero di corsi d’acqua ha comportato negli ultimi anni una serie di opere dall’importo complessivo pari a circa a € 30.000.000,00 .

In questi torrenti si riversano scarichi abusivi e non che terminano direttamente a mare, senza alcun tipo di depurazione o possibilità di dispersione al largo mediante condotta.

L’assessore provinciale Bellacosa e l’assessore comunale Calabrese hanno di fatto confermato con due dichiarazioni recenti a mezzo stampa che l’inquinamento visibile a mare è prodotto dai fiumi .

Dal dossier fotografico si evince l’impatto dei “Chiaviconi” imbrigliati nel cemento  nel tratto di spiaggia in cui essi sfociano a  mare, oltre all’inquinamento da essi prodotto.

COMPETENZE IN MATERIA DI ACQUE

 Di chi sono le responsabilità di questo inquinamento? 

Di chi è la colpa e chi dovrebbe provvedere a porre riparo? 

Possibile che sia così difficile fare chiarezza? 

Ogni estate assistiamo al solito scaricabarile tra le varie amministrazioni locali e il gioco a stanare il colpevole.

Intanto l’estate passa tra le polemiche ed il mare sporco resta con il problema che si ripresenta puntuale l’anno seguente.

Proviamo noi a chiarire la questione competenze all’apparenza così complessa.

Innanzitutto con il termine “acque di balneazione” vengono indicate le acque dolci superficiali, correnti o di lago e le acque marine nelle quali la balneazione è espressamente autorizzata o non vietata.

Il quadro normativo di riferimento in materia di acque di balneazione è stato per molti anni rappresentato dal DPR 470/82 e s.m.i.

Ai contenuti di questo decreto rimanda, senza sostanziali modifiche, anche il più recente D. Lgs. 152/06.

Vediamo ora chi sono gli attori responsabili delle acque. In materia di scarichi Il  D.lgs 152 /2006 ha sostituito integralmente la precedente normativa autorizzatoria degli scarichi dei reflui di cui al D. lgsl. n. 152 dell’11 maggio 1999 confermando peraltro, all’art 124 l’obbligo della preventiva autorizzazione per tutti gli scarichi ad eccezione di quelli delle acque reflue domestiche in pubblica fognatura che sono sempre ammessi nell’osservanza dei regolamenti del gestore del servizio.

Tutti gli scarichi delle acque reflue industriali e delle attività produttive sono soggetti all’obbligo di autorizzazione con l’irrogazione di sanzioni anche di carattere penale a carico del titolare dell’attività inadempiente.

Sono fatte salve le attività produttive assimilate alle domestiche nei casi previsti dall’art. 101 del D. lgs.152/2006.

La competenza in materia di  scarichi, in seguito all’emanazione della legge regionale n. 4 del 15 marzo 2011, è dei Comuni .

Da oltre un decennio, inoltre, la parte di “vigilanza analitica” (analisi di campioni di acqua e/o suolo per la verifica della sussistenza di fatti d’inquinamento) è di competenza dell’ARPAC, che attualmente trasmette gli esiti analitici dei controlli, per le sanzioni, alla Regione Campania ed ai Comuni, per territorio di competenza.

Infine l’articolo 15 del Dlgs 116/08 mette nero su bianco le competenze comunali in materia di balneazione delle acque:

a) la delimitazione, prima dell’inizio della stagione balneare, delle acque non adibite alla balneazione e delle acque di balneazione permanentemente vietate ricadenti nel proprio territorio, in conformità a quanto stabilito dall’apposito provvedimento regionale;

b)  la delimitazione delle zone vietate alla balneazione qualora nel corso della stagione balneare si verifichi o una situazione inaspettata che ha, o potrebbe verosimilmente avere, un impatto negativo sulla qualità delle acque di balneazione o sulla salute dei bagnanti;

c) la revoca dei provvedimenti adottati sulla base delle disposizioni di cui alle lettere a) e b);

d) l’apposizione, nelle zone interessate, in un’ubicazione facilmente accessibile nelle immediate vicinanze di ciascuna acqua di balneazione, di segnaletica che indichi i divieti di balneazione di cui al comma 1, lettere c), e), ed f) dell’articolo 15;

e) la segnalazione in un’ubicazione facilmente accessibile nelle immediate vicinanze di ciascuna acqua di balneazione, di previsioni di inquinamenti di breve durata di cui al comma 2, lettera c), dell’articolo 15.

Quindi per restare alle competenze dell’ente più a stretto contatto con i cittadini, il Comune, notiamo che questa amministrazione non pubblicizza e delimita in maniera adeguata le aree non balneabili , non indica le motivazioni per cui è interdetta la balneazione e non espone una cartellonistica che faccia uso della simbologia indicata dal Recepimento Direttiva 2006/7/CE-Simboli utili ad informare il pubblico in materia di acque di balneazione.

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Inoltre il divieto di balneazione non viene fatto rispettare con grave pregiudizio della salute dei bagnanti.

A dimostrazione di ciò numerose sono le foto e i video raccolti ed è recente la notizia di un bambino che ha rischiato di annegare nelle acque non balneabili di S. Teresa e sprovviste del servizio di vigilanza.

E’ evidente che far rispettare il divieto di balneazione rende altamente impopolare l’Amministrazione che lo emette, in particolare se questa non prende  alcuna misura per evitare le cause di inquinamento di sua competenza e non denuncia le inadempienze altrui attraverso canali ufficiali e nelle sedi competenti.

PRELIEVI ED ANALISI

Sull’ultimo numero della rivista Arpa Campania Ambiente, nella guida alle spiagge con bandiera blu della nostra regione leggiamo: “superate le zone critiche di Salerno città, Pontecagnano e Battipaglia ci si avvia verso le bellezze del Cilento” .

Salerno è considerata zona critica da oltrepassare velocemente in vista di lidi migliori.

Eppure i rilievi dell’Agenzia hanno individuato alcune zone di acqua balneabile definita “Eccellente”.

Prendiamo in considerazione una di esse che è di utile esempio per essere in corrispondenza del Torrente Mariconda ed a valle della zona industriale .

Il tratto considerato  va da Via Leucosia-incrocio via Palinuro fino al limite nord Marina D’Arechi (Codice: IT015065116006 (ex 43)) .

La classificazione “Eccellente” del 2012 è confermata dal dato storico dei prelievi effettuatidal 2007 al 2011.

 

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Le acque, in questo tratto, sono sottoposte ad un trattamento di depurazione consortile dei reflui urbani di scarico degli effluenti nel fiume Picentino.

In caso di forti piogge si attivano  lungo tutto il tratto del litorale cittadino gli sfiori dell’intera rete fognaria nel Torrente Mariconda , ovvero in caso di piena le acque esondano dai pozzetti di depurazione e arrivano non trattate a mare.

I prelievi estivi sono effettuati con  cadenza mensile.

Ebbene se nel mese di aprile le analisi  danno esito sfavorevole con valori massimi pari a  960 per Enterococchi intestinali e 3450 di di Escherichia coli, il prelievo effettuato l’11 luglio rileva percentuali bassissime pari a 10 sia per gli Enterococchi intestinali e sia per Escherichia coli: un vero miracolo!

Sembra inspiegabile infatti un abbassamento così drastico dei valori, pur tenendo conto della maggior diluizione che le piogge comportano.

DEPURATORI E COMPETENZE REGIONALI

La depurazione delle acque è di competenza regionale.

Il servizio di depurazione è espletato dalla S.I.I.S. (Servizi Idrici Integrati Salernitani) nata nel 2003 ed ubicata nella zona industriale.

La S.I.I.S.è a servizio di un consorzio di comuni e della ASI e gestisce l’impianto di depurazione e la rete di collettori, circa 85 km, a servizio dell’impianto.

Quest’ultimo è capace di circa 700.000 ab.eq, è entrato in esercizio nel 1988  con la finalità di sottoporre a processi depurativi i liquami civili ed industriali provenienti non solo dalla città di Salerno ma anche dall’area industriale e dai comuni limitrofi.

A detta dell’ Assessore Calabrese il depuratore di Salerno è sovradimensionato, dal momento che “L’impianto ha una capacità per 700 mila abitanti e ne serve solo 300 mila” .

Pur potendo servire un numero di abitanti così alto il depuratore sembra non essere allacciato all’intera utenza.

Ad un servizio così poco efficiente corrisponde per l’utente salernitano un addebito in bolletta molto elevato, addirittura raddoppiato negli ultimi mesi.

Per un utente medio  con  consumo trimestrale effettivo pari a 12,50 euro l’importo aggiuntivo per la depurazione è di 16,80 euro.

Si paga un servizio che di fatto non c’è e lo confermano le notizie di questo inizio di agosto.

Lasciano infatti sperare, ma non a breve termine, le risorse assegnate dal CIPE per gli interventi di depurazione e l’accordo di programma tra Regione Campania e Provincia di Salerno per l’attuazione del grande progetto di risanamento ambientale dei corpi idrici superficiali del territorio salernitano.

Probabilmente avremo un mare accettabile solo nel 2015 con una spesa pari a quasi 90 milioni di euro.

MARE “TERRA DI CONQUISTA”

La progettazione del fronte del mare è un orientamento della pianificazione urbanistica che Salerno, come spesso accade, ha abbracciato in ritardo. Il tentativo di recuperare il tempo perduto non è sempre encomiabile, soprattutto quando si applicano le metodiche della cementificazione e della saturazione dello spazio naturale in nome del progresso e dello sviluppo economico.

Queste scelte politiche sono datate di mezzo secolo ed oltre, come chiaramente risulta  in un periodo storico che vede, da un lato la scarsità delle risorse economiche e dall’altro la fragilità dell’ecosistema e il depauperamento del suolo. Malgrado ciò si continua a costruire e proprio nella parte più delicata del nostro territorio, la parte che rende Salerno unica ed irripetibile: la costa.

Partiamo da Ovest: segna il confine con il comune di Vietri sul Mare il Porto Commerciale di Salerno, che ha stravolto un’area di gran pregio un tempo caratterizzata  da spiagge e stabilimenti balneari che rendevano Salerno meta ambita,  non solo porta della Costiera ma parte integrante di essa.

Attualmente nel Porto Commerciale attraccano anche navi turistiche e pertanto dal 2000 è partita la costruzione di una stazione marittima, progettata da Zaha Hadid, ancora al grezzo allo stato attuale e probabilmente già sottodimensionata in vista dei nuovi ampliamenti previsti.

Dopo i tanti problemi relativi alle crepe visibili all’interno della struttura nei giorni scorsi è stato stanziato un’altro milione di euro per l’illuminazione led dal consiglio comunale.

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Segue l’ennesimo porticciolo turistico di S. Teresa, il cui iter amministrativo non è molto chiaro  e lo scempio di piazza della Libertà con i suoi parcheggi interrati e il  condominio privato, il Crescent,  che si erge per oltre 30 metri direttamente sul fronte mare, costruiti su area ex demaniale acquistata con soldi pubblici e ceduta a privati.

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L’area è a rischio idrogeologico e la procedura di approvazione da parte della Soprintendenza è avvenuta col silenzio assenso. Sono in atto procedimenti amministrativi e penali, guai giudiziari e difetti di costruzione accompagnano di pari passo le opere in questione.

Il Consiglio di Stato deciderà sulla sospensione dei lavori il 23 ottobre. Ma l’argomento è talmente vasto da meritare discorso a parte. Recentemente il Comune ed associazioni da esso patrocinate si sono rese promotrici di iniziative didattico-informative sulla progettazione del fronte del mare con workshop indirizzati agli addetti lavori e non che hanno come fine il rafforzamento e la propaganda della logica del cemento.

Neanche il ritrovamento di un ordigno bellico in area di cantiere ha interrotto le visite guidate di propaganda. Il lungomare di Salerno, fiore all’occhiello del paesaggio cittadino e uno dei pochi polmoni verdi della città , versa in stato di abbandono strategico finalizzato al recupero che comporterà la realizzazione di parcheggi interrati in piazza Cavour in un contesto verde vincolato e di fronte ad un edificio conventuale del Trecento attualmente sede della Provincia.

Il concorso internazionale di idee “Valorizzazione delle coste del Comune di Salerno”, indetto nel 2007 per un valore di 100 milioni di euro, ancora oggi senza alcuna fonte di copertura finanziaria, che avrebbe dovuto dare alla città un nuovo fronte mare, da Santa Teresa alla foce del fiume Picentino, si è trasformato in questi anni in un “concorsone” molto costoso per le tasche dei contribuenti salernitani, a vantaggio soprattutto dei progettisti che lo hanno vinto.

Dopo aver elargito nel 2008 premi e rimborsi da 200 mila euro per ogni singolo vincitore dei quattro ambiti in cui è stato divisa la fascia costiera di Salerno, (ai concorrenti classificatisi al secondo e terzo posto di ciascun ambito è stata corrispostala somma di euro 80.000 ed euro 60.000) ed aver dato, nella fase immediatamente successiva al concorso, 400 mila euro all’Autorità di Bacino destra Sele e 120 mila per l’incarico di consulenza tecnico-scientifica al C.U.G.R.I., (consorzio inter universitario prevenzione grandi rischi) per le indagini propedeutiche all’attuazione delle idee progettuali, il Comune di Salerno, alla disperata ricerca dei 100 milioni di finanziamento, di cui 50 servirebbero solo per la difesa della costa, ha deciso (delibera di giunta 398/2012) di assumere con la Cassa Depositi e Prestiti un altro mutuo da un milione e mezzo di euro per fare fronte agli oneri relativi alla progettazione definitiva degli interventi.

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L’ennesimo azzardo del Comune, su cui la Corte dei Conti potrebbe intervenire, che in assenza del finanziamento certo dell’intervento fa il passo più lungo della gamba, pagando con un nuovo mutuo progetti esecutivi che potrebbero servire a nulla. Inoltre per il reperimento dei fondi basterebbero già i progetti preliminari che l’amministrazione possiede. Ed invece 370 mila euro andranno per gli esecutivi del sub-ambito 1, quello da Santa Teresa al Masuccio, al gruppo Thetis, Lotti associati (quelli del Crescent), all’ingegnere Franco Guiducci ed all’architetto Monica Giannattasio.

Altri 950 mila, relativi agli esecutivi dei sub-ambiti 2, 3, 4, ovvero dal Masuccio fino al Picentino, verranno corrisposti all’architetto Manuel Ruisanchez (capogruppo ), all’arch. Emilio Maiorino, all’ing. Gaetano Suppa, all’ing Roberto Chieffi, all’ing. Valter Fabio Filippetti, all’arch. Emilia Esposito ed all’architetto arch. Roberto Sica.

Quello che lascia perplessi inoltre è anche la modalità con cui si è giustificata, da parte della Giunta comunale, l’apertura di un nuovo mutuo da un milione e mezzo, così come è scritto nelle considerazioni in calce alla delibera 458/2012. A fare da garante di questa operazione un “semplice” funzionario dell’Unità di verifica degli investimenti pubblici del Ministero dello Sviluppo economico. Si tratta dell’ingegnere Mario Serra, venuto in città il 4 aprile di quest’anno, per esaminare i progetti.

Dopo tale incontro , l’amministrazione comunale ha relazionato ulteriormente con una serie di mail il funzionario che ha inserito il contenuto di questi scambi epistolari elettronici in una relazione affidata all’ufficio di gabinetto del Ministero per valutare la possibilità dell’erogazioni di un finanziamento. Insomma come giustificazione dell’apertura del mutuo, per far realizzare i progetti esecutivi, c’è un’ipotetica promessa di finanziamento garantita da un semplice funzionario ed una procedura quanto meno insolita.

E’ bene ricordare che le decisioni a livello ministeriale sono nelle competenze dei dirigenti e non certo dei funzionari. C’è anche un altro passaggio della delibera 458 poco chiaro, quello in cui si fa riferimento ad uno sconto tra il 40% ed il 60% attuato dai progettisti in questione. Sconto valutato in maniera empirica visto che manca ancora la dettagliata quantificazione delle risorse finanziare necessarie per gli interventi sulla fascia costiera. Infine tutta l’operazione fa a cazzotti con quanto stabilito dall’articolo 128 del decreto legislativo 163 del 2006, volgarmente conosciuto come il “codice sugli appalti.

In particolar modo con il comma 7 che stabilisce che un’opera può essere inserita nell’elenco delle opere pubbliche purché “con riferimento all’intero lavoro sia stata elaborata la progettazione almeno preliminare e siano state quantificate le complessive risorse finanziarie necessarie per la realizzazione dell’intero lavoro”.

Il comma 9 inoltre aggiunge: “L’elenco annuale predisposto dalle amministrazioni aggiudicatrici deve essere approvato unitamente al bilancio preventivo, di cui costituisce parte integrante, e deve contenere l’indicazione dei mezzi finanziari stanziati sullo stato di previsione o sul proprio bilancio, ovvero disponibili in base a contributi o risorse dello Stato, delle regioni a statuto ordinario o di altri enti pubblici, già stanziati nei rispettivi stati di previsione o bilanci”. Bene, l’opera è inserita nel piano triennale del comune 2012/2014 ma le risorse finanziarie che ad oggi, nonostante i buoni propositi di un semplice funzionario ministeriale, ancora mancano.

Nel frattempo ai progettisti andranno ugualmente 1 milione e mezzo di euro.Per la cronaca il sindaco De Luca era assente quando sono state approvate le delibere in questione. Non è la prima volta che capita, anzi spesso in questi anni il primo cittadino è risultato non presente quando si è riunita la sua Giunta. Come mai? Fatto sta che a firmare ci pensano assessori e dirigenti comunali.

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Oggi con l’approvazione dell’ultimo progetto della Marina di Pastena, l’arenile liberamente fruibile dai cittadini si ridurrà di altri 500: in totale si scenderà a soli 2.900 mt su tutto il litorale.

METRO DEL MARE

La città turistica che puntando tutto sul mare e sulla navigazione costruisce porti e massicciate di cemento sullacqua non ha più il Metrò del Mare che nella stagione estiva 2012 diventa fantasma e va a fare compagnia al suo omologo su rotaia. Infatti visitando il sito http://www.metrodelmare.net veniamo informati che è saltato il collegamento sia tra Salerno e la Costiera Amalfitana sia con la Costiera Cilentana. (foto delle tratte dal sito)

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La storica spiaggia di S. Teresa costituisce l’unico arenile del centro storico e si trova in un’area già gravemente compromessa dalla costruzione negli anni 50 del Porto Commerciale.

Da anni rappresentava l’unica valvola di sfogo estivo per gli abitanti dei popolari quartieri della Salerno vecchia, che da decenni sono soliti lì farvi il bagno ma anche tirare in secco le barche e riparare le reti da pesca. Dal PUA si evince inoltre che “l’arenile viene frequentemente interessato da attività di tipo ludico-sportive e culturali ”.

Nella spiaggia in questione sfocia il torrente Fusandola il cui corso è stato recentemente deviato ed intubato in una condotta di cemento che invade buona parte del restante arenile.  L’ultima delibera del Comune di Salerno sulla balneabilità di S. Teresa risale al 2008 con la revoca del divieto.

Ad oggi le acque non solo non sono più balneabili, ma addirittura oggetto di indagine dei NOE in seguito al fenomeno dell’acqua rossa denunciato dai Figli delle Chiancarelle.
Le dimensioni dell’ arenile si sono notevolmente ridimensionate, malgrado il sindaco abbia dichiarato che essa risulta raddoppiata in virtù dei lavori recenti della piazza.

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La spiaggia invece ha subito una consistente riduzione passando da una superficie di circa 15.000 mq agli attuali 5000 mq circa parte dei quali invasi dalla struttura contenitiva del corso deviato del Fusandola.

Trovandosi in area portuale è interdetta la balneazione e manca di servizi igienici e docce.

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Vincolo o non vincolo… questo è il problema. Il Lungomare sotto assedio!

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Vincolo o non vincolo… questo è il problema. Lungomare di Salerno sotto assedio!

Figli delle Chiancarelle rispondono al Soprintendente Miccio: Il lungomare è vincolato!

L’insostenibile leggerezza del [non] essere

Abbandonata la congeniale ritrosia, L’Ing. Miccio, Soprintendente per Beni Architettonici e del Paesaggio di Salerno ed Avellino, scende in campo per dimostrare – urbi et orbi – che il Lungomare Trieste di Salerno non è sottoposto ad alcun vincolo e che, dunque – suo malgrado – può essere sforacchiato ad libitum, anche realizzando, senza alcuna autorizzazione paesaggistica, il mega parcheggio sottomarino di piazza Cavour.

In poche righe passa in rassegna tutte le possibilità di tutela del bene che ogni cittadino ritiene essere il giardino storico per eccellenza di Salerno “per sgombrare il campo da facili quanto inutili supposizioni derivanti dai semplici considerazioni sensoriali personali”.

Citando con supponenza vari articoli del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio – le fa fuori, una ad una:

Art. 136 Aree di notevole interesse pubblico

Art. 157 atti emessi ai sensi della normativa previgente

Al riguardo sono corrette solo alcune delle precisazioni addotte:

Il Lungomare Trieste – scrive il Soprintendente – non è stato oggetto di “dichiarazione d’importante interesse pubblico delle bellezze naturali o panoramiche”, come invece è accaduto per alcune zone di Salerno, tra cui quella a valle del Castello, il Lungomare Orientale” e (aggiungiamo noi, perché lui sembra lo dimentichi) anche il Masso della Signora.

“Per il Lungomare Trieste non è stata mai attivata tale procedura di tutela.”

E’ vero. Infatti non c’è un decreto che dichiari l’importante interesse del Lungomare Trieste.

Ma chi potrebbe emetterlo? Miccio sorprendentemente sostiene debba esserci “una ben precisa procedura di individuazione e di dichiarazione di rilevante interesse pubblico che si conclude in un atto pubblico emanato dalle regioni” dimenticando che il Codice dei beni Culturali assegna tanto alla Regione che al Ministero (cfr. art.138, comma 3) il potere “di dichiarare il notevole interesse pubblico degli immobili e delle aree di cui all’articolo 136”.

Dunque, il decreto non c’è, ma il Ministero avrebbe potuto e potrebbe emetterlo, guarda caso proprio “su proposta motivata del soprintendente”.

Il soprintendente Miccio avrà mica proposto qualcosa? Impensabile.

Sembra dire: Nessuno ha mai inserito il Lungomare tra le aree d’interesse, perché dovrei farlo io?

Art. 142 Aree tutelate per Legge

Ma è nell’escludere che il Lungomare sia vincolato in quanto bene individuato dall’art. 142 del Codice che viene fuori la stoffa del giurista:

Tra gli undici casi previsti – scrive – quello che potrebbe interessare è descritto alla lettera a) (territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia…)”.

Anche se a tratti sembra quasi avvicinarsi alla verità.

Poi, però, si riprende e, rammaricandosi, aggiunge:

ma il comma 2 dello stesso articolo esclude da queste fasce tutelate le aree che alla data del 6 settembre 1985 erano delimitate dagli strumenti urbanistici come zone territoriali omogenee A e B. Purtroppo il Lungomare Trieste viene atrovarsi in questa categoria di esclusione”.

Già, “purtroppo”. Altrimenti, sembra di capire, avrebbe fatto fuoco e fiamme.

Purtroppo per lui – diciamo noi – quanto asserito è una svista clamorosa, un errore madornale che proprio chi imputa ad altri la “non perfetta conoscenza dei presupposti normativi che pure sono evocati”, avrebbe dovuto evitare.

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Infatti, se il Soprintendente si fosse informato meglio – magari chiedendo lumi proprio al Comune – avrebbe potuto apprendere che lo strumento urbanistico vigente a Salerno nel 1985 era il vecchio “piano Marconi”, approvato nel 1965, ossia ben prima che il d.m. 1444/1968 istituisse e tipizzasse le zone omogenee A e B.

Ed è per questo motivo che lo stesso Comune di Salerno, all’atto della redazione della “Carta dei Vincoli” allegata al PUC, individuò le aree escluse dal vincolo imposto ope legis dall’art. 142 del Codice riferendosi al centro edificato perimetrato ai sensi della legge 865/1971 e non sulla base delle zone A e B – che, per quanto detto, non esistevano nel “piano Marconi”.

Questo vuol dire che il Lungomare di Salerno – come d’altronde tutta la fascia costiera della città, antistante l’area che, nel 1985, risultava compresa nel perimetro del centro edificato – rimane pienamente sottoposto a Vincolo Paesaggistico, in quanto ricadente nella fascia di 300 metri dalla battigia e non compreso in nessuna delle esclusioni previste dal comma 2 dell’art. 142.

Ma Miccio, di avviso diverso, conclude il suo dotto excursus giuridico in modo del tutto paradossale: per dimostrare tutta la sua volontà “di esercitare una certa forma di controllo” (insomma: “vorrei ma non posso”) ci informa sull’unico appiglio normativo che, a suo dire, gli avrebbe consentito di interessarsi in qualche modo del progetto : la Tutela Indiretta prevista dall’art. 45 del Codice dei Beni Culturali!

In ossequio a questa procedura però – non può ignorarlo – sarebbe stato necessario sottoporre a vincolo indiretto la Piazza Cavour, con l’adozione di uno specifico provvedimento amministrativo che, ad oggi, pare non sussista affatto.

Se, dunque, il parere che il sindaco di Salerno sventola come attestato di genuinità delle sue iniziative è stato emesso ai sensi dell’articolo 45, il Soprintendente poteva anche risparmiarselo.

E’ un parere “tarocco”, reso in carenza di potere e non tiene conto del vincolo paesaggistico pienamente vigente sull’area di intervento.

Ci spezza il cuore dovergli rovinare quello che sembra solo alibi.

Ma il Soprintendente è incorso in un grossolano “errore”.

Proprio come quello, ad oggi impunito, che determinò il formarsi del “silenzio-assenso” nella grottesca vicenda del Crescent.

Possibile che l’abbaglio del soprintendente sia frutto di “una non perfetta conoscenza dei presupposti normativi che pure sono evocati”? Sarebbe grave, eppure è possibile.

Ma se anche credesse a quel che ha sostenuto, non avrebbe di che rammaricarsi.

Non può, infatti, ignorare che Il Codice gli mette in mano uno strumento prezioso: la possibilità, espressamente prevista dall’art. 150, “di inibire che si eseguano lavori …comunque capaci di recare pregiudizio al paesaggio”, indipendentemente dall’esistenza delvincolo paesaggistico.

Dunque, se il soprintendente si è sbagliato – e di questo siamo convinti – può prontamente correre ai ripari.

Lo farà?

Vedremo.

Comunque, saremmo stati più contenti se, invece di tentare di menarci per il naso, avesse detto chiaramente che quel buco di piazza Cavour, al posto della grande aiuola alberata, gli piace da morire o che, per mere ragioni di realpolitik, volente o nolente, deve farselo piacere. Per forza.

Luci d’artista 2012

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Luci d’artista 2012

Un po’ meno della passata edizione, quando si superò in scioltezza il tetto dei 3 milioni di euro, ma pur sempre un’esagerazione con i tempi che corrono.

Stiamo parlando delle prossime Luci d’Artista che costeranno ai salernitani la bellezza di 2 milioni e 300 mila euro: somma messa a bilancio dal Comune e munita anche di stanziamento. Con l’aggiunta dei 420 mila euro, che verranno spesi per il mega concertone di Capodanno, il prossimo Natale andranno via dalle casse comunali 2 milioni e 720 mila euro.

Un botto di soldi, nel pieno della crisi economica che sta mettendo a dura prova Salerno, come tutta l’Italia. Spesa che potrebbe anche aumentare, visto che ci sono in previsione variazioni di bilancio, tra cui anche l’aumento dell’Imu sulla seconda casa.

C’è da chiedersi se la spesa giustifica il ritorno economico per la città ed il fastidio arrecato ai salernitani.

I commercianti hanno ammesso (questionario CIDEC per l’edizione 2011) che non vi è stato un incremento degli affari, i salernitani hanno avuto un notevole disagio per l’aumento considerevole del traffico (anche blocchi di ore), mancanza totale di parcheggi e molte persone sono state costrette a non poter uscire o entrare in città con l’auto e nemmeno a fare quattro passi in santa pace.

Quindi a chi giova? Forse, solo a chi ha interesse a farsi campagna elettorale per future elezioni nazionali accreditando un’immagine del Comune di Salerno luminosa.

Tutto questo per favore, non a nostre spese !

 

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Perché invece non re-investire tutti questi soldi per salvare il CSTP? Sono 603 gli operai che saranno licenziati, altrettante famiglie passeranno un Natale drammatico e gli utenti, che quotidianamente utilizzano il sistema pubblico dei trasporti, avranno forti difficoltà di spostamento.

A questi, a noi, a Salerno andrebbe quindi data l’opportunità di un Natale diverso. Basterebbe allora una fila di lampadine, quelle che si usano per il presepe, sul cruscotto di un Autobus CSTP per capire che quest’anno il Comune cambia rotta regalando a tutti un Natale di solidarietà.

Solo facendo così sarà il più luminoso e felice Natale che Salerno abbia mai avuto.

 

 

Nessuno tocchi il Lungomare: IN e Fdc scrivono alla Soprintendenza

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“Nessuno tocchi il Lungomare”: Italia Nostra e Fdc scrivono alla Soprintendenza

Dopo i Bop, serviti a finanziare il ricorso al Consiglio di Stato contro il Crescent, Italia Nostra ed I Figli delle Chiancarelle scrivono alla Soprintendenza ai Beni Architettonici di Salerno per chiedere un incontro che faccia chiarezza sulla tutela di uno dei tratti più caratteristici della nostra città, messo già a dura prova dall’intervento di realizzazione di Piazza della Libertà, che ne ha stravolto la parte immediatamente a ridosso dell’ex Jolly Hotel. Intervento, è bene ricordarlo, che ha visto la Soprintendenza incapace di esprimere un qualsiasi giudizio di merito, scegliendo la discutibile strada del silenzio assenso.

Nel futuro nuove minacce si addensano sul Lungomare. E’ prevista infatti la realizzazione di box interrati a Piazza Cavour: l’intervento, come si evince dai rendering, coinvolgerebbe anche lo spiazzale del Lungomare antistante la Provincia, stravolgendo ulteriormente quel tratto di passeggiata tanto cara ai salernitani.

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Inoltre la stessa Autorità portuale di Salerno, secondo quando si legge dei giornali, starebbe pensando di realizzare un nuovo molo di attracco perle navi da crociera proprio davanti al Lungomare, alzando di fatto una barriera visiva che impedirebbe la vista del mare e dell’orizzonte.

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“Egregio Soprintendente – scrivono Italia Nostra ed i Fdc nella nota protocollata in Sovrintendenza – si susseguono annunci e notizie di un intervento dell’Autorità Portuale di Salerno, del Comune di Salerno e della società Royal Caribbean, teso alla creazione di un porto per navi da crociera nell’area del Porto Turistico Masuccio Salernitano. 

Dalle prime notizie acquisite, poichè ancora nessuno ha potuto visionare e valutare i progetti, sembra che l’intervento interesserebbe tutta l’area che va, oltre che ovviamente l’attuale struttura portuale, dalla piazza della Concordia al lungomare Trieste altezza di via dei Principati. Tale progetto, non solo avrebbe gravi implicazioni in ordine all’aumento dell’inquinamento marino, stravolgerebbe lo storico ruolo del Lungomare di Salerno quale passeggiata alberata lungo il mare, con una cementificazione di tutto l’attuale fronte marino e di fatto renderebbe.

Se ciò corrispondesse al vero e venisse autorizzato o fatto passare con un nuovo silenzio assenso, Salerno sarebbe una città di mare privata anche solo della vista di quest’ultimo, visto che la balneabilità è già persa da tempo. E’ il caso infatti di sottolineare che l’intera area antistante il lungomare da qualche anno è considerata interamente area portuale pertanto non vengono rilevate le condizioni di balneabilità dall’ARPAC, l’agenzia della Regione Campania preposta.

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 Il Lungomare Trieste di Salerno –  scrivono Italia Nostra ed i Fdc – come indicato con riferimento alla Carta dei Vincoli anche nella relazione del “Piano di Utilizzazione degli Arenili”, redatto dal Comune di Salerno e facente parte integrante del vigente P.U.C., ai sensi della L.1497/39, art.1 comma 2,è tutelato specificatamente perché fa parte dei “parchi, ville e giardini di non comune bellezza”, nonché l’intera fascia costiera è interessata dal vincolo ex L.431/85. A tal proposito si richiede, pertanto, un urgente incontro per conoscere le iniziative che codesta spettabile Soprintendenza vorrà esperire ai fini della tutela del Lungomare Trieste di Salerno, simbolo della città e così caro ai salernitani ed ammirato dai tanti visitatori di Salerno”.

 

Wi-Fi, la replica del Comune non convince

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Wi-Fi, la replica del Comune non convince

In media 115 persone al giorno provano a usare il servizio. E le aree realmente coperte confermano i nostri test rispetto alla propaganda del sindaco De Luca.

Il wi-fi libero a Salerno diventa un caso. Dopo la denuncia dettagliata del gruppo ‘Facebook’, ‘Figli delle Chiancarelle’, il Comune di Salerno ha deciso di correre ai ripari.

A fornire una spiegazione sul servizio informatico ci ha pensato il direttore dei sistemi informativi del Comune di Salerno, l’ingegnere Raffaele Ciaraldi, che, con poche parole e qualche grafico, ha voluto rimarcare la qualità del servizio ed il suo notevole successo in termini di accessi e di traffico.

“La soluzione adottata dal Comune di Salerno aggiunge la possibilità di copertura di tipo ‘hand over’”, ha affermato Ciaraldi, “cioè agganciare il segnale da un’antenna e continuare ad avere la copertura spostandosi tra un’antenna e l’altra, senza perdita di connessione”.

“Un esempio è quello che accade su via Roma: un cittadino che si collega in Villa Comunale, può continuare la navigazione, senza soluzione di continuità, fino alla chiesa di Santa Lucia oppure su lungomare Trieste, passando per piazza Amendola, oppure proseguendo su piazza Matteo Luciani in direzione del teatro ‘Verdi’”.

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Infine Ciaraldi elenca un po’ di dati: “Gli utenti registrati e che hanno utilizzato almeno una volta il servizio wi-fi sono oltre 5500. Particolarmente interessante è il dato dell’ultimo mese di gennaio con ben 1.500 nuovi iscritti e 3.400 connessioni della durata media di 50 minuti, che evidenziano la continuità del servizio e la sua significativa fruibilità”.

Ma le dichiarazioni di Ciaraldi non sono piaciute per niente ad Edy Piro, portavoce dei ‘Figli delle Chiancarelle’, che ha replicato al dirigente di palazzo di città: “I dati ricevuti indicano una media di circa 115 connessioni quotidiane nel mese di gennaio ma non il tempo di connessione e nemmeno la qualità della stessa. In breve ci sono 100 persone che provano a usare il servizio ma non necessariamente ne fruiscono.

 Gli hotspot di un wifi su territorio cittadino devono per forza essere ‘hand over’ o ‘bridge’.

E’ come dire che un’automobile moderna ha il cambio con le marce. Inoltre si è finalmente capito quali sono le aree realmente coperte che confermano quelle da noi rilevate, in dissonanza con quanto pubblicizzato sui totem ancora presenti in città.

 Fondamentalmente è un servizio mediocre che va migliorato immediatamente”.